Ieri, mentre si polemizzava sui pericoli della censura in un Paese in cui se non riprendono Ghali in primo piano c'è un regime fascista, pensavamo che in fondo la vicenda di Andrea Pucci, il comico che ha rinunciato a Sanremo dopo il fuoco di fila di critiche e insulti, non è che la prosecuzione gramsciana del caso Venezi in altro golfo mistico: da quello della Fenice all'Ariston. È la storia che marxianamente si ripete: dalla tragedia dell'intolleranza alla farsa carnascialesca della sinistra in crisi di nervi. Immaginati Togliatti alle prese con Sanremo invece che con Vittorini... Quanto manca il Pci di una volta, quello in cui il dissenso era istruito su solide fondamenta: liceo classico, stilografica e Machiavelli. Siamo passati all'ospitata su La7, schwa e Montanari...
Che poi. Pucci, se ci pensiamo, è l'alter ego di Benigni. Questo prendeva per le palle tutti quanti - da Enrico Berlinguer a Pippo Baudo - mentre quello non può neanche mostrare le chiappe in una foto. Benigni ha cantato il Corpo sciolto e Pucci è dannato per due rutti. E lì, allora, ci è venuta in mente la poesia che Benigni, anno di scarsa grazia 1975, dedicò ad Almirante. «Maledetta l'ora/ il giorno il secondo, toh,/ in cui du' merdaioli/ ti misero al mondo». «Maledetta l'ora/ e tutto il calendario/ in cui mille finocchi/ ti fecero segretario».
«Ti chiavassero la moglie (ah!)/ tutti i morti delle guerre,/ e ti nascesse un figliolo/ che assomiglia a Berlinguerre». La vocazione artistica...E per il resto - non c'entra niente - speriamo che a Sanremo, adesso, invitino a condurre la Venezi.