Ci farà sentire più fighi. E alla fine è anche utile

Già, ecco: tutto qui? Il rischio c’era e l’avevamo detto sul Giornale
un paio di settimane fa: se l’illusione supera la realtà, il pericolo è
la delusione. In pratica: leggendo i commenti del dopo keynote, i
soliti esperti ridacchiano, ironizzano, il processo del lunedì - questa
volta al giovedì - è partito inesorabile

Già, ecco: tutto qui? Il rischio c’era e l’avevamo detto sul Giornale un paio di settimane fa: se l’illusione supera la realtà, il pericolo è la delusione. In pratica: leggendo i commenti del dopo keynote, i soliti esperti ridacchiano, ironizzano, il processo del lunedì - questa volta al giovedì - è partito inesorabile. Insomma: chi mai lo compra questo iPad? Risposta: noi. Volete una prova? Torniamo all’anno 2007, quello in cui nacque l’iPhone, il «melafonino» senza tastiera. Il giorno dopo la presentazione i commenti degli esperti di cui sopra erano questi: «Steve Jobs ha sbagliato i conti: nonostante l’inevitabile successo, l’iPhone resta uno smartphone da 600 dollari, e cioè un prodotto di nicchia». E poi: «Dov'è il futuro? Diciamolo: Steve vuole vendere sabbia ad un beduino nel deserto». E infine: «Non è una novità da nessun punto di vista. L’obbiettivo è venderne dieci milioni di pezzi in un solo anno? Un’illusione». Difatti: di iPhone ne sono stati venduti 75 milioni in due anni (senza contare tutte le imitazioni) e Apple ha fatto registrare nell’ultimo trimestre del 2009 l’utile record di 16,9 miliardi di dollari. Come dire: un bel fallimento, no?
Cari amici meladelusi di professione e caro Giuseppe, lo so che per voi l’iPad non è altro che un iPhone un po’ più grande e un po’ meno accessoriato. Eppure io sono pronto a scommettere che di qui a un anno ce l’avremo in casa tutti. Perché è vero che Steve Jobs è il Grande Illusionista della nostra era, però la sua magia non è la scatola che produce ma quello che ci mette dentro. È l’illusione di essere già nel futuro, di avere in mano il mondo e di poterlo girare - come lo schermo dell’iPad, appunto - a 360 gradi senza perderne mai il senso. Jobs ha messo la tecnologia a servizio del design per farci sentire migliori e avere adesso un iPhone (e domani un iPad) ci fa sentire quantomeno più fighi. Come avere un Rolex o una Ferrari: solo che costa meno. Molto meno.
Eppoi: siamo sicuri che l’iPad davvero non serva? Pensateci: Apple ha confezionato il cavallo di troia del ventunesimo secolo, perché - ad esempio - chi ama leggere libri e giornali continuerà a farlo, ma chi oggi non lo fa avrà la possibilità di cominciare avendola a portata di dito. Così com’è stato per la musica: c’è chi ancora compra i dischi in vinile e chi invece gira per il mondo con le cuffiette di un iPod. E per la cronaca sono già in 250 milioni. E ancora: non è vero che i 700 grammi di un iPad sono troppi da tenere in mano. Il collega Giuseppe Marino ha fatto la prova: Romanzo Criminale ne pesa 630. E in un iPad di libri così ce ne stanno migliaia. Insomma: con iPad si può fare tutto, navigare, mandare mail, vedere film, sentire musica, scrivere, leggere, lavorare. Qualcuno dice che alla fine tutto questo non serve a nulla, ma chissà perché poi lo facciamo tutti. Così, per questo, un autorevole blogger alla vigilia del lancio ha detto: «Qualsiasi cosa farà uscire Jobs ne comprerò due». Adesso che anch’io ho visto cos’è, la tentazione è di prenderne un terzo.
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