Vedi Roma e poi ti ritiri. A Simon Yates ormai piacciono i finali ad effetto, quelli che lasciano lo spettatore a bocca aperta, stranito e sorpreso. Un po' come ha fatto il 31 maggio scorso lungo gli sterrati del Colle delle Finestre, dove seppe ribaltare la situazione in suo favore portando via la maglia rosa al giovane messicano Isaac Del Toro.
A Roma, sullo sfondo dei Fori Imperiali, Yates ha celebrato il sogno rosa del Giro. Sempre a Roma si era ripresentato lo scorso 1° dicembre da numero 1 per assistere alla presentazione del Giro 2026, quello che scatterà dalla Bulgaria il prossimo 8 maggio e che potrebbe vedere al via anche il numero 3 del mondo Jonas Vingegaard, il suo capitano, il danese vincitore di due Tour e una Vuelta, che in Italia ci verrebbe per puntare al tris e entrare a far parte della ristretta schiera dei possessori della tripla corona.
Simon Yates avrebbe dovuto accompagnarlo sulle strade del Giro, invece, con un 'coup de théâtre' ha deciso di abbandonare le corse anzitempo (aveva ancora un anno di contratto, ndc). L'annuncio è arrivato attraverso i canali ufficiali del Team Visma-Lease a Bike. «È il momento giusto per allontanarsi», ha spiegato Yates, ripercorrendo una carriera che lo ha portato dal velodromo di Manchester alle vette più alte del mondo (in carriera ha anche vinto una Vuelta, ndc).
Ieri la parola fine, dopo aver partecipato all'ultimo ritiro di Calpe, in Spagna, con tutta la squadra, lasciata inaspettatamente quattro giorni fa. Un addio maturato con la famiglia nel periodo natalizio? Ci può stare. Come può starci il desiderio di allontanarsi da un ambiente ormai esasperato e prosciugante, fatto di ritiri continui e allenamenti sempre più esigenti.
Lo stesso Vingegaard, un anno fa, non fece nulla per nascondere la propria idiosincrasia ai collegiali in altura. «Si sta troppo lontano dalle nostre famiglie», aveva lamentato. Ci può stare di tutto, nella speranza che siano solo questioni anagrafiche e personali, tutelate dalla privacy.