Il cielo della Samp è sempre più blu

Lo scudetto di Vialli e Mancini. E poi, ieri. La conquista del quarto posto e la qualificazione alla Champions League entra direttamente nella storia blucerchiata. Anzi, se possibile, ci entra un po’ di più.
Perché avviene in un clima quasi surreale: con Beppe Marotta che se ne va e, per la prima volta, non siede accanto al presidente Garrone; con Gigi Delneri che se ne va; con l’ossatura societaria che se ne va, in quella che è stata ribattezzata «Fuga dalla vittoria»; con i giocatori principali della squadra al centro di voci di mercato che hanno addirittura convinto la Samp ad emettere un comunicato ufficiale di orgoglio blucerchiato: «Non siamo un supermarket».
Eppure, forse anche proprio per questo, è ancora più bella. Da un lato, perché premia un progetto che - da quando un presidente fuoriclasse come Garrone ha preso la squadra, affidandola a un manager fuoriclasse come Marotta - ha portato i blucerchiati ad essere subito promossi in serie A, ad arrivare in Europa per la quarta volta e a fare un numero di punti totale negli ultimi anni in serie A secondo solo a quello di Inter, Milan e Roma. Insomma, è chiaro, non stiamo raccontando qualcosa che succede per caso.
Eppure, forse anche proprio per questo, stavolta il gusto è più dolce. Perché questa qualificazione in Champions arriva al termine di una domenica incredibile, in cui il Palermo per cinquanta minuti strappa il quarto posto ai blucerchiati grazie alla migliore differenza reti, e in cui il Napoli di Mazzarri (un ex che non si è lasciato in modo propriamente idilliaco con il Doria) se la gioca fino alla fine. Tanto che la firma decisiva sui punti Champions, anche l’ultima domenica, arriva dal portiere, da Storari. Addirittura più decisivo di Cassano e Pazzini, così come il suo predecessore Castellazzi, infortunatosi a metà stagione, era stato decisivo nel girone di andata.
Eppure, forse anche proprio per questo, la vittoria sul Napoli e la qualificazione in Champions sono più belle, più emozionanti, più torride, più capaci di sciogliersi nel palato dei tifosi blucerchiati lasciando loro un gusto difficile da dimenticare. Perché arrivano alla fine di un campionato iniziato in modo trionfale, con il primato nelle prime giornate; scivolato attraverso un periodo pessimo che fece parlare moltissimi osservatori a Genova di rischio di serie B; passato attraverso l’esclusione di Cassano da parte di Delneri «per scelta tecnica»; svoltato nella partita di Udine, la prima senza il barese, quando il Doria rischiò di perdere aprendo la strada al baratro della classifica e all’esonero di Delneri e poi, invece, vinse; ribaltato nelle partite senza Cassano, che arrivò a un passo dalla Fiorentina e cambiò idea solo in extremis per l’intervento personale di Garrone; e concluso con la straordinaria galoppata finale e, soprattutto, con il secondo tempo di Roma, quando la doppietta di Pazzini negò lo scudetto ai giallorossi.
Qualcosa da romanzo, da film.

Colonna sonora: i clacson che, fino a tarda sera, attraversano le strade di Genova; Il cielo è sempre più blu di Rino Gaetano, inno degli ultimi anni blucerchiati, e Lettera da Amsterdam di Federico Sirianni, la canzone che accompagnò la cavalcata della Sampdoria fino alla finale di Coppa dei Campioni a Wembley contro il Barcellona. Bellissima canzone, ieri di più.

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