Come distruggere un capolavoro. E finire sotto le macerie. Stroncature, sviste, abbagli, svarioni: a rileggerle oggi, le recensioni con cui critici supponenti hanno stroncato i più grandi film della storia del cinema, si resta sbalorditi. In questa galleria degli orrori critici, infatti, firme prestigiose o illustri Carneadi demoliscono capolavori assoluti, titoli leggendari, storici trionfi di cassetta. Ma la vendetta è un piatto che si serve freddo. Oggi i film condannati trionfano. Sulla maggior parte dei loro giudici, invece, è sceso l'oblìo.
Il grande dittatore di Charles Chaplin. «La recitazione di Chaplin è quasi irriconoscibile. La narrazione è disorganica, il film è già invecchiato a tre anni dalla sua realizzazione». (Antonio Pietrangeli, Star)
Fantasia di Walt Disney. «Beethoven trasformato in un balletto fiorito di pegasi pompose e di centaure gagà, in un Olimpo decorato come un bordello di provincia del 1910». (Georges Sadoul, Storia del cinema)
Bambi di Walt Disney. «Il troppo verismo sollecita il confronto con i veri cerbiatti. E allora viene da domandarsi: c'era proprio bisogno di girare un disegno animato? () Comicità da giardino d'infanzia () inerti cliché sentimentali». (Oreste De Fornari, Disney)
La terra trema di Luchino Visconti. «Se ogni inquadratura ha in sé pregio e validità, tutte assieme formano un film deprimente, rissoso e falso» (Arturo Lanocita, Il Nuovo Corriere della Sera)
Tempi nostri di Alessandro Blasetti. «Totò e Sophia Loren, comicità e sesso, () si agitano come naufraghi e danno un senso di pena, perché non si può in alcun modo soccorrerli» (Luigi Chiarini, Il contemporaneo)
Pane, amore e fantasia di Luigi Comencini. «Idilli paesani in un sud miserabile ma felice perché ha amore e fantasia»! () Un «volemose bene generale». (Georges Sadoul, Storia del cinema)
La strada di Federico Fellini. «Il produttore Rovere ci disse: Io su questo film mi sarei giocata la testa. E voi mi portate un soggetto che non sta in piedi!». (Tullio Pinelli, L'avventurosa storia del cinema italiano)
Totò, Peppino e la malafemmina di Camillo Mastrocinque. «Si parla tanto di migliorare il cinema italiano, e poi si continuano a fare film come questo, una farsa grossolana urlata in dialetto napoletano () Avanspettacolo e fumetto della peggiore qualità» (Vice, Avanti!)
La grande guerra di Mario Monicelli. «Gli interpreti? Una completa delusione Vittorio Gassman. Qui egli ricade senza rimedio nella sua recitazione di asso del teatro, anemizzando
il personaggio quanto più cerca di rinvigorirlo. Non è così geniale come sembra, Vittorio Gassman». (Giuseppe Marotta, L'Europeo)
A qualcuno piace caldo di Billy Wilder. «Chi si diverte a vedere gli uomini vestiti da donne sarà pienamente soddisfatto. Chi, come noi, detesta questo genere di umorismo, riderà un po' meno». (Enzo Muzii, L'Unità)
«Marilyn Monroe, in una parte convenzionale e insignificante, è lei stessa insignificante e convenzionale». (Alberto Moravia, L'Espresso)
Psycho di Alfred Hitchcock. «Nessuna ricerca di umanità, né di una verità drammatica () soltanto il futile, accademico, e spesso irritante gioco di intelligenza condotto fino allo spasimo, e sostenuto, purtroppo, dai più accademici e logori convenzionalismi». (Nino Ghelli, Rivista del Cinematografo)
Divorzio all'italiana di Pietro Germi. «Si esce dal cinema senza desiderare il divorzio. () Questo si chiama qualunquismo. Peccato. Perché il film è il più bello di Germi. Peccato davvero». (Mario Soldati, Il Giorno)
Il sorpasso di Dino Risi. «Il sorpasso è un film ben narrato, ma invaso da un Vittorio Gassman eccessivo come sempre». (Leandro Castellani, Rivista del cinematografo)
Il Gattopardo di Luchino Visconti. «Una tediosa serie di scene. Nel migliore dei casi un film ambizioso, nel peggiore un film monotono». (New York Herald Tribune)
Otto e mezzo di Federico Fellini. «In complesso un film megalomane, narcisista, chiuso in sé stesso, che al contempo snocciola e implora commozione. Ha fatto bene a Fellini, allora in profonda crisi esistenziale, più male che bene alla storia del cinema». (Francesco di Benedetto, Mymovies.it)
Mary Poppins di Walt Disney. «La moda delle superproduzioni, stonato canto del cigno del gusto hollywoodiano, ha contagiato anche Walt Disney. () Lo svolgimento del tema non convince () Deludente l'incursione dei protagonisti nel territorio dei disegni animati». (Oreste De Fornari, Disney)
Matrimonio all'italiana di Vittorio De Sica. «Spiace rilevare che anche come film d'attori il film è deludente. Sophia Loren e Mastroianni hanno il grave difetto di far avvertire ad ogni passo il ricalco interpretativo che è stato loro offerto da De Sica». (Ernesto G. Laura, Bianco e Nero)
Per un pugno di dollari di Sergio Leone. «Un sanguinolento patchwork di cliché, interpretato da un attore senza alcun futuro». (New York Times)
Uccellacci e uccellini di Pier Paolo Pasolini. «Francamente temiamo che Pasolini abbia sbagliato la scelta del protagonista. () Se Totò non fa ridere non è più Totò» (Tullio Kezich, La Settimana Incom Illustrata)
Il buono, il brutto, il cattivo di Sergio Leone. «Terzo capitolo dell'epopea in formato casalingo scritto dall'Omero del western
ciociaro bombardata senza pietà dalle musiche fragorose di Ennio Morricone». (Tullio Kezich, Millefilm)
Tutti insieme appassionatamente di Robert Wise. «Un narcotico per le masse. Offende quelli tra noi che detestano essere manipolati in questo modo, e sono consapevoli di quanto autoindulgenti, meschini e preconfezionati siano i comportamenti che ci vengono fatti provare». (Pauline Kael, McCall's)
2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick. «Pretenzioso, tremendamente lento, recitato in modo amatoriale e, soprattutto, sbagliato». (Stephen Hunter, Washington Post).
Il pianeta delle scimmie di Franklin Schaffner. «La banda delle scimmie parlanti, tra la caricatura e l'orrido, ricorda una vecchia operetta di Stan Laurel e Oliver Hardy». (Tullio Kezich, Millefilm)
Lo chiamavano Trinità con Bud Spencer e Terence Hill. «Girato a ritmo di Carosello. Il film si rivolge a un pubblico dall'età mentale sui dieci anni: uno spettacolo neoparrocchiale» (Tullio Kezich, Millefilm)
Il padrino II di Francis Ford Coppola. «È fiacco nel ritmo, sceneggiato in maniera confusa, reticente. L'episodio siciliano è di una cialtroneria offensiva. Perché non tagliarlo addirittura e mandare tutti a casa mezz'ora prima?». (Tullio Kezich, Millefilm)
Todo modo di Elio Petri. «(Petri) ha degradato Gian Maria Volontè a Noschese che rifà Moro, e ha costruito con Mastroianni un personaggio incoerente e assurdo () per svaccarlo in una conclusione di una povertà di idee che addirittura ci ha sorpreso in Petri». (Camillo Brambilla, La Notte)
Guerre Stellari di George Lucas. «È una discarica di cianfrusaglie da cinema, non diverso dai mucchi di droidi rubati e poco funzionanti dei Java». (Peter Keough, Boston Phoenix)
Blade Runner di Ridley Scott. «Un thriller molto dark e davvero troppo lungo, con molti momenti noiosi che farebbero più comodo al film se andassero avanti un po' più in fretta». (Chris Hicks, Deseret News)
Schindler's List. «Un viaggio su una giostra da parco di divertimento, mascherata da opera di un maestro». (Luke Y. Thompson, New Times)
Titanic di James Cameron. «Penso che Titanic sia l'opera più orribile che abbia mai visto in vita mia». (Robert Altman, L.A.Confidential)
Matrix di Andy e Larry Wachowski.
«È sorprendente che così tanti soldi, talento e immaginazione possano essere stati messi al servizio di un film così stupido (Bob Graham, San Francisco Chronicle)Il Gladiatore di Ridley Scott. «È quasi come se Ridley Scott avesse provato più che poteva a fare il peggior film della storia». (Chuck Randolph, Matinee Magazine)