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Dieci laureati alla Statale dopo essere diventati famosi ora si raccontano al cinema

Finazzer Flory ideatore e regista della pellicola che poi sarà anche sul sito Unimi. Introduce la rettrice Marina Brambilla

Dieci laureati alla Statale dopo essere diventati famosi ora si raccontano al cinema
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Studenti sempre, perché non si smette mai di imparare. «Ex» no, però. La preposizione indica una porta chiusa e qui si vorrà entrare sempre. Hanno tutti frequentato l'Università Statale e sono diventati famosi. Milanesi per nascita o adozione, accomunati da facoltà, umanistiche, quelle che davano modo di attraversare almeno un chiostro del Filarete, la Ghiacciaia, la Legnaia, il Maggiore, Chi studia circondato dal bello ne sentirà sempre il richiamo. Mercoledì sera sul grande schermo del Cinema Arlecchino (via San Pietro all'Orto 9, ore 19) sarà proiettata l'anteprima di Voci di Alumni diretto da Massimiliano Finazzer Flory con l'introduzione della rettrice Marina Brambilla. Un progetto nato per il centenario dell'ateneo e che passerà dal cinema al sito della Statale. I dieci protagonisti sono stati studenti in periodo diversi, dal più grande, l'ex sindaco Gabriele Albertini, laureato in Giurisprudenza, alla più giovane Sara Annalisa Doris (Scienze Politiche). In mezzo troviamo Antonio Scurati e Massimo Recalcati, entrambi in Filosofia. Il regista Luca Lucini, Letizia Moratti e Ilaria Borletti Buitoni (tutti e tre Scienze politiche). Poi Susanna Messaggio (Lettere) e Claudia Buccellati (Lettere antiche) quindi Ferruccio De Bortoli, Laureato in Giurisprudenza.

Della cornice si è detto. «Ognuno racconta qualcosa di sè - ha aggiunto il regista Finazzer Flory - È una pellicola con tanto sentimento, c'è chi è passato attraverso il '68, l'età in cui si volevano uccidere i padri. Perciò Recalcati, citando Shakespeare (che a Riccardo III fece pronunciare la famosa frase il mio regno per un cavallo), ha esordito disposto a barattare: il mio regno per un maestro. Da qui è iniziata la discussione, se ognuno di loro fosse insegnante oggi cosa direbbe a se stesso ragazzo o ad altri giovani di questo periodo?». E cosa è emerso?

«Il messaggio che ha trovato l'accordo è l'invito a essere se stessi, genuini: partecipate e siate liberi, senza stereotipi». Poi ci sono i ricordi personali, «Albertini ha raccontato di essersi innamorato seriamente quando arrivò in Facoltà; a Moratti che è sempre stata una prima della classe i professori chiesero di proseguire le ricerche oltre la laurea, con qualche dottorato; Buitoni ha rivelato che la storia della sua famiglia non sempre coincideva con quello che le era stato insegnato a scuola. Ebbe modo di capire presto che la verità è tirata per la giacchetta. De Bortoli arrivò dal Veneto perchè suo papà lavorava in Statale e poi studiò qui. Recalcati ha approfondito il suo rapporto fisico con i libri, i miei attori sono di carne e carta. Molti di noi sono figli dei libri, ed è un legame che dura tutta a vita». E ancora, la Doris ricorda che il periodo universitario «è stato quello della ricerca dei talenti, non facile scoprire per cosa siamo qui, ma una vocazione attende ciascuno». E poi? «Buccellati anticoformista a Lettere Classiche, non si faceva trasportare dall'onda», quindi zero manifestazioni. Al contrario di Scurati, «quegli anni gli hanno cambiato la vita, lo dice sempre: le rivolte studentesche, la partecipazione, non vuole dimenticarsi delle sue lotte di allora».

Si racconta anche del primo giorno, a occhi socchiusi, per rivivere le emozioni antiche, l'odore delle aule e il cuore che batte sotto le giacche. Poi cosa è rimasto della propria tesi, nella mente e per la vita.

E l'amicizia?

«Gli anni dell'Università traboccano di storie di amicizie, poi si cresce, ognuno fa la propria vita: con chi ci si ritrova oggi?. La Statale ti adotta - è certo il regista - qui tutti diventano cittadini di Milano».

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