“John Wick 4”, torna l'epopea action con Keanu Reeves

Una mattanza ipertrofica fa da conclusione a una saga esaltante e votata all’eccesso che è la punta di diamante del cinema action contemporaneo

“John Wick 4”, torna l'epopea action con Keanu Reeves

John Wick 4, uscito in settimana al cinema. L’apparente conclusione della saga se la prende comoda, cucinandosi i fan del genere per ben 169 minuti.

Gli ingredienti sono quelli dei film precedenti, ivi compreso il codice d'onore tra assassini e l’hotel gestito da Winston (Ian McShane) e dal suo portiere, Charon (Lance Reddick).

Stavolta però la narrazione tocca le location di Berlino, Parigi, Osaka e si sposta anche in Medio Oriente, luoghi che fanno da cornice alle gesta di una nuova serie di antagonisti, tra cui Caine (la leggenda del film d'azione Donnie Yen), un assassino cieco, e un malvagio chiamato Marchese (Bill Skarsgård).

Con una taglia sempre più alta sulla testa ma anche con la consueta e stoica rilassatezza stampata in faccia, John Wick (Keanu Reeves) imbraccia in itinere un’infinita quantità di armi con cui miete un iperbolico numero di vittime.

Del resto di capitolo in capitolo chiaroscuri e plausibilità sono stati volutamente messi sempre più da parte.

Epopea action con innesti di autorialità ed estetica d’alta sartoria, la saga di “John Wick” mira a stupire sempre di più arrivando al paradosso che l’evoluzione del franchise, sotto certi aspetti, sia forse in realtà un’involuzione: del resto quando si è ossessionati dall’apparire cool si fa presto a sembrare invece kitsch.

A questo giro John Wick si è messo contro tutta l’organizzazione segreta per cui lavora. Ha però ancora nel padrone dell’hotel Continental un fidato amico, mentre altri su cui poteva contare in passato vengono ingaggiati come suoi rivali. Tra nemici dalla tempra inscalfibile e sentenze in latino distillate in ogni pausa della carneficina, “John Wick 4” procede per accumulo e alla fine riesce nell’intento di dipingere un mondo criminale dettagliato e affascinante. Siamo in un universo narrativo grottesco, animato da personaggi sopra le righe, assassini che si esprimono a colpi di arma da fuoco, arti marziali e assiomi enigmatici. Quanto al protagonista, è oramai così appassionato da assurgere a supereroe sui generis.

Inseguimenti in auto, combattimenti corpo a corpo, tutto concorre a confezionare un'ecatombe senza eguali. Il regista, da ex-stuntman, sa esattamente come inquadrare e spettacolarizzare il gesto atletico, così l’azione, film dopo film, è diventata sbalorditiva al punto da sfiorare la perfezione stilistica. Movimenti rapidi e coreografie sorprendenti diventano “virtuosismi al cardiopalma”.

Grande l’ingegnosità nel confezionare un finale a effetto che ragiona sulla natura stessa delle regole e sul destino.

Poco importa

che la trama sia tutto sommato pretestuosa, quando sono la regia dinamica, gli ottimi comprimari e l’azione mai di così alto livello a rendere “John Wick 4” intenso nonostante le quasi tre ore di durata.

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