Cinema

Matrix e il bullet time, la tecnica che ha rivoluzionato il cinema

Matrix è un film famoso non solo per la riflessione filosofica sulla condizione umana, ma anche per la tecnica utilizzata per realizzare una delle scene più iconiche del film

Matrix e il bullet time, la tecnica che ha rivoluzionato il cinema

Mentre nelle sale cinematografiche è appena uscito il quarto capitolo della saga di John Wick, in tv torna il primo capitolo di Matrix, che va in onda questa sera alle 21.04 su 20 Mediaset. Uscito in sala nell'ormai lontano 1999 Matrix è una pellicola che fonde la fantascienza con una riflessione filosofica sulla condizione dell'essere umano in un mondo sempre più orientato verso le macchine, come dimostra ad esempio la proliferazione odierna delle intelligenze artificiali. Soprattutto, però, il film diretto dalle sorelle Lana e Lilly Wachowski ha avuto il merito di portare ad una vera rivoluzione tecnologica in ambito cinematografico.

Matrix, la trama

Thomas (Keanu Reeves) è un uomo dalla doppia identità: di giorno lavora come programmatore, ma di notte utilizza le sue doti per infiltrarsi nel mondo cybernetico in qualità di hacker. Le sue capacità lo rendono un bersaglio dell'interesse del misterioso agente Smith (Hugo Weaving), che incarica i suoi uomini di mettere addosso all'uomo una cimice, di modo da non perdere i suoi spostamenti. Un giorno la strada del protagonista incrocia quella di un'altra hacker che si presenta come Trinity (Carrie-Anne Moss) che lo porta dal suo capo Morpheus (Laurence Fishburne).

Dopo essere stato liberato dalla tecnologia spia, Thomas viene messo di fronte a una scelta, tra la pillola blu e la pillola rossa. L'uomo deve decidere se continuare a vivere una vita che sa essere una menzogna, oppure arrischiarsi alla ricerca della verità. L'uomo opta per questa seconda opzione e ben presto davanti ai suoi occhi si apre un mondo quasi distopico, che sembra mantenere traccia di un'apocalisse. In questa altra dimensione - che è l'unica reale - le macchine hanno avuto il sopravvento e si nutrono dell'energia vitale degli esseri umani, che sono "addormentati" e collegati a cavi che danno la simulazione di una vita reale che però non esiste, creata dall'intelligenza artificiale Matrix. Morpheus spiega a Thomas di essere a capo di una cellula di ribelli che vogliono soverchiare la supremazia della tecnologia e, soprattutto, gli rivela di essere convinto che Thomas sia in realtà Neo, l'Eletto, colui che secondo l'Oracolo riuscirà a dare una nuova possibilità all'umanità, distruggendo Matrix.

La rivoluzione tecnologica del film

Contro ogni aspettativa Matrix è un film che non solo ha avuto successo al botteghino, ma è anche riuscito a sconfiggere la prova del tempo, diventando un cult imprescindibile della storia della settima arte. Questo perché la pellicola delle sorelle Wachowski mette sul piatto della bilancia numerose riflessioni che risultano ancora molto attuali: non solo il ruolo della tecnologia nella vita degli esseri umani, ma anche la scelta di quest'ultimi di arrendersi a una vita piena di menzogne pur di non affrontare i lati più oscuri e traumatici della verità.

Una riflessione che, al giorno d'oggi, appare più evidente che mai anche attraverso il proliferare delle fake news, che rappresentano una sorta di facile consolazione a cui l'essere umano vuole credere per non dover affrontare la verità o le conseguenze ad essa legate. Miscelando questi temi quasi esistenzialisti, dove la lotta tra il Bene e il Male passa attraverso una lettura quasi nichilista dell'esperienza umana, Matrix non rinuncia alla chiave fantascientifica, all'intrattenimento legato all'immaginare un futuro ben diverso da quello che si conosce. E questo seconda natura del film ha portato anche a una sperimentazione tecnologica che ha fatto scuola e ha portato a una rivoluzione che ha cambiato il modo di immaginare il cinema d'azione e di genere.

Quando si pensa a Matrix, infatti, una delle prime scene che salta fuori dall'immaginario collettivo è quella in cui Neo è impegnato in un combattimento e, di colpo, la macchina da presa si congela, come se si fosse arresa a un effetto al rallentatore. I proiettili sfilano con una lentezza carica di tensione ai lati del corpo del protagonista, lasciando scie bianche mentre Neo si piega per evitare il contatto. Si tratta di una costruzione scenica quasi artistica, che sembra voler dare quella solidità sfuggente tipica di alcuni quadri appartenenti alla scia del sublime. In realtà è una tecnica cinematografica portata all'attenzione del pubblico, si chiama Bullet Time. Questo specifico effetto speciale deriva dall'arte fotografica e si lega a una tecnica conosciuta col nome di Time Slice, che tradotto significa Fetta di Tempo. Si tratta in effetti di una parentesi temporale in cui la macchina da presa immortala qualcosa che altrimenti sarebbe troppo veloce o invisibile a occhio umano. Come, ad esempio, la corsa di un proiettile contro il suo obiettivo.

Conosciuto anche con il nome di The Matrix Effect, il Bullet Time consiste nel riprendere un soggetto da diverse macchine da presa posizionate in diversi luoghi del set. Nella costruzione di questa tecnica - che prevede che il regista conosca alla perfezione ogni movimento e ogni posizione degli attori che deve riprendere - molto importante è anche la vicinanza tra le varie telecamere, dal momento che ognuna di essere cattura solo un fermo immagine per volta. Gli obiettivi vengono poi sintonizzati su scatti molto ravvicinati, di modo che l'azione appaia rallentata quando mostrata a velocità normale.

Per il caso specifico di Matrix, oltretutto, le scene non potevano essere girate su un set normale, perché le tante telecamere sarebbero apparse nel quadro. Perciò si è dovuto utilizzare un Green Screen, uno schermo verde che in fase di post-produzione sarebbe stato eliminato e sostituito con lo sfondo della scena. Il successo di questa tecnica fu tale che, secondo i dati forniti dall'

com/title/tt0133093/trivia/?ref_=tt_ql_trv" data-ga4-click-event-target="external" target="_blank" rel="noopener">Internet Movie Data Base, in soli quattro anni la tecnica è stata utilizzata in più di venti film.

Commenti