Leggendo il prossimo cedolino, i lavoratori dipendenti troveranno una busta paga più “ricca” rispetto ai mesi precedenti.
Difatti, nel cedolino di marzo si vedranno i primi effetti del taglio dell’aliquota Irpef dal 35 al 33% introdotta dalla Legge di Bilancio, oltre alle ulteriori misure fiscali che incideranno sulle retribuzioni e su alcune componenti accessorie.
Dunque, oltre al taglio dell’Irpef i lavoratori stanno vedendo, ad esempio, gli effetti dell’imposta sostitutiva del 5% sugli aumenti derivanti dai rinnovi contrattuali se interessati in relazione alla propria Ral ma non solo; tra le ulteriori misure introdotte dalla legge di Bilancio ci sono:
l’applicazione di un’imposta sostitutiva dell’1% sui premi di produttività, con una soglia agevolata fino a 5mila euro;
l’innalzamento a 10 euro della soglia di esenzione per i buoni pasto elettronici;
l’imposta sostitutiva del 15percento sulle maggiorazioni per lavoro notturno, festivo e su turni, fino a un massimo di 1.500 euro annui.
Entriamo più nel dettaglio.
Riduzione aliquote Irpef
La riforma allegerisce la pressione fiscale sui redditi medio-alti, tagliando di due punti l’aliquota Irpef (dal 35% al 33%) per la fascia compresa tra 28.001 e 50mila euro.
Il beneficio è proporzionale al reddito, ma ad esempio, un lavoratore con una Ral di 35mila euro vedrà calare il prelievo da 2.450 a 2.310 euro annui; si tratta, quindi, di circa 140 euro in più che entrano direttamente nel portafogli.
Imposte sostitutive e buoni pasto
Sul fronte della contrattazione, cala la tassazione sui premi di risultato, che passa all’1%, metre arrivano le “maggiorazioni” per lavoro notturno e festivo a cui si applica un’imposta del 15% inferiore rispetto alla tassazione ordinaria, ma sino ad un tetto di 1.500 euro l’anno.
Per chi ha invece beneficiato dei recenti rinnovi contrattuali e che abbia un reddito entro i 33mila euro, l’aumento in busta paga sarà tassato al 5%, evitando che l’incremento salariale venga “controbilanciato” dal passaggio allo
scaglione fiscale superiore.Infine, i buoni pasto elettronici diventano totalmente esentasse fino a 10 euro; sino a questo limite, il valore del ticket non concorre a formare il reddito, restando libero da Irpef e contributi.