La crisi dei carburanti esplosa con la guerra in Iran sta facendo sentire i suoi effetti soprattutto nel settore aereo: da febbraio a oggi il costo del cherosene è raddoppiato con tutte le immaginabili ripercussioni che questo ha sull’utente finale. Sembra essere sul viale del tramonto l’era dei voli low-cost, dei viaggi in aereo con una manciata di euro perché, anche se la guerra dovesse interrompersi oggi, le ripercussioni saranno prolungate nel tempo a fronte di una carenza di materia generalizzata.
L'amministratore delegato di Chevron, Mike Wirth, infatti, ha spiegato che le scorte globali di carburante per l'aviazione erano già relativamente basse prima dello scoppio del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran e ora, ovviamente, la crisi si è aggravata e non potrà che peggiorare, soprattutto perché dal Medioriente arriva il 75% del jet fuel per il fabbisogno del mercato europeo. Secondo Wirth l’impatto maggiore sarà sul costo dei biglietti, che le compagnie aeree ritoccano al rialzo per compensare gli aumenti, insieme a una serie di altre misure che stanno già adottando per cercare di rientrare nei costi di gestione.
Tra queste c’è la riduzione del numero dei voli dalle rotte meno richieste: un taglio netto che, per esempio, ha portato Lufthansa ad annullare circa 20mila voli fino al prossimo ottobre. Poi si vedrà. Questo significa un’ovvia minore disponibilità per i passeggeri, con conseguente aumento della richiesta sui voli disponibili, quindi prezzi ancora più alti in ragione degli algoritmi basati su questo principio, e aerei sempre più pieni. E ancora, le compagnie aeree stanno anche aumentando il costo dei servizi a bordo per i passeggeri, che non sono voci marginali di profitto, se si considera che, per esempio, le compagnie low-cost adottano una politica molto aggressiva sui bagagli in tal senso. La maggior parte dei vettori, infatti, prevede tariffe base sulle rotte a breve-medio raggio che non includono il bagaglio oltre allo zainetto. Qualunque altra borsa a bordo, o in stiva, ha un costo ulteriore, che ora aumenterà.
Sempre Lufthansa, che era rimasta una delle poche a garantire ancora questo servizio, da maggio introduce la tariffa supplementare per il bagaglio a mano. E ancora, sono aumentati i costi per l’acquisto del posto a sedere per chi non vuole affidarsi alle scelte random del sistema per viaggiare, magari, insieme alla famiglia. Sembra che le compagnie aeree stiano attuando strategie di galleggiamento in attesa che passi il momento di crisi ma per il momento non si vede la fine.
E la domanda che in molti si pongono è sempre la stessa: quante riusciranno a superare indenni la tempesta? Per il momento le ipotesi di fallimento di alcuni vettori low cost sono state escluse, c’è ancora margine di operatività, ma se dovesse proseguire questa crisi è inevitabile che ci saranno cambiamenti. Venendo a mancare il core business, ossia l’economicità dei voli, quanti ancora sceglieranno di volare così frequentemente, alimentando il mercato?