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Pignoramento del conto corrente, ecco quanto può prendere lo Stato

Il pignoramento del conto corrente è uno dei metodi impiegati per il recupero dei crediti: ecco che cosa dobbiamo sapere

Pignoramento del conto corrente, ecco quanto può prendere lo Stato
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Il pignoramento del conto corrente è una procedura mediante la quale un creditore blocca le somme depositate presso un istituto di credito per riscuotere quanto gli è dovuto. Chiaramente si tratta di uno dei primi pensieri di chi si trova nella posizione di debitore, e che quindi sa che tale strumento potrebbe essere utilizzato contro di lui. Chi non paga i propri debiti, infatti, rischia il prelievo di una somma di denaro dal proprio conto corrente. Ciò avviene comunque con preavviso e nel rispetto del debitore. Esistono infatti delle limitazioni ben precise che regolano l'intera procedura. Per prima cosa, infatti, viene fatta una notifica, poi si procede con il blocco delle somme nei limiti previsti dalla legge e con il pignoramento.

Ci sono poi dei limiti al denaro che è possibile prelevare. L'importo varia di anno in anno, e si basa sull'assegno sociale, che viene preso come modello, dal momento che indica la somma minima indispensabile per permettere a una persona di condurre una vita dignitosa.

Per il 2026 l'assegno sociale è fissato a 546,24 euro: sotto questa cifra, non è possibile bloccare un solo centesimo. La soglia di protezione è fissata a tre volte questa cifra.

Nel caso in cui il pignoramento interessi il denaro già presente sul conto corrente di lavoratori dipendenti, sono impignorabili i primi 1.638,72 euro del conto, ossia la cifra dell'assegno sociale moltiplicata per tre. Stesso discorso per le pensioni in giacenza. Per quanto concerne gli accrediti futuri, non si può pignorare la quota pari al doppio dell'assegno sociale. Il minimo vitale stabilito per il 2026 è di 1.092,48 euro, e per legge il creditore può pignorare solo il 20% della parte eccedente la cifra di 1.092,48 euro.

La regola viene applicata sia per debiti nei confronti di privati che per Agenzia delle Entrate. In genere, banche e fornitori pignorano l'intera cifra, maggiorata del 50%, rispettando solo il limite dei 1.638,72 euro sulla giacenza.

Al contrario Agenzia delle Entrate segue degli scaglioni: può infatti pignorare un decimo su stipendi/pensioni pari o inferiori a 2.500 euro al mese; un settimo su entrare inferiori a 5mila euro ma superiori a 2.500 euro al mese; un quinto su stipendi/pensioni superiori a 5mila euro al mese.

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