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"Le fatture? Mandatecele anche voi". La Svizzera ora sfida l’Italia sui costi delle cure per Crans-Montana

Il governo elvetico ribadisce la volontà di esigere il pagamento delle cure per i ricoveri degli italiani. Il nostro Paese replica: “Noi non fattureremo le spese per le cure dei ragazzi svizzeri”

"Le fatture? Mandatecele anche voi". La Svizzera ora sfida l’Italia sui costi delle cure per Crans-Montana
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Lo scontro tra Italia e Svizzera per il caso di Crans-Montana torna ad acuirsi a fronte della richiesta dell’ospedale di Sion di avere il rimborso dall’Italia per le cure dei quattro connazionali che hanno usufruito delle cure. Si parla di una fattura che supera i 100mila franchi, che l’Italia si rifiuta di pagare, come determinatamente ribadito sia dalla premier Giorgia Meloni che dall’ambasciatore a Berna Gian Lorenzo Cornado. Una fattura, per altro, destinata ad aumentare quando verrà contabilizzata l’intera pratica degli italiani che sono passati per gli ospedali svizzeri, relativa per lo più a poche ore di ricovero perché i connazionali dall’ospedale di Sion sono stati trasferiti già nelle ore successive in elicottero verso il Niguarda. L’unica ad aver trascorso lunghe settimane a Zurigo è stata la giovane Elsa Rubini, anche lei ora dimessa dalla terapia intensiva.

Gli svizzeri, su questo, sembrano essere irremovibili e sfidano l’Italia a fare altrettanto. All’ospedale Niguarda di Milano, infatti, per diverso periodo sono stati ricoverati due cittadini elvetici subito dopo l’incendio per essere curati dalle gravissime ferite riportate nell’incendio di Capodanno. Quindi, in sostanza, la Svizzera sta chiedendo che l’Italia inoltri il corrispettivo delle cure prestate al Niguarda per evadere le fatture. Quel che colpisce di questa situazione è la mancanza totale di empatia in una situazione che richiederebbe una maggiore empatia e comprensione. A confermare che la Svizzera pretende il pagamento dall’Italia è l’Ufficio federale delle assicurazioni sociali (Ufas), che fa capo al Dipartimento federale dell’Interno rossocrociato, parte del governo elvetico. “Non fattureremo le spese dei due ragazzi svizzeri ricoverati da noi e ci aspettiamo che Berna faccia lo stesso”, ha ribadito l’ambasciatore al Corriere della sera.

“Al di là dell'errore amministrativo, l'episodio offre uno spunto utile per riflettere sulle differenze tra il sistema sanitario svizzero e quello italiano. Il modello svizzero è fondato su un sistema assicurativo obbligatorio, di tipo concorrenziale, in cui il cittadino è tenuto a stipulare una polizza e compartecipare ai costi delle cure.

Questo comporta un'elevata qualità delle prestazioni, ma anche una forte attenzione alla sostenibilità economica individuale, che in alcune circostanze può tradursi in rigidità amministrative, come nel caso in esame”, ha spiegato Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in igiene e medicina preventiva Università degli Studi di Milano La Statale, past president di Anpas e vice presidente di Samaritan International.

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