Compromesso al G20: deficit dimezzati nel 2013 Bocciata pure la Tobin tax

Non passa l’imposta sulle operazioni finanziarie. Bilanci pubblici da migliorare senza frenare la ripresa. Berlusconi sull’Italia: l’obiettivo è risanare i conti entro il 2016. Tornano le vecchie gelosie e la Cina pone il veto sullo yuan

Compromesso al G20: 
deficit dimezzati nel 2013 
Bocciata pure la Tobin tax

TorontoIl G20 respinge la tassa sulle transazioni finanziarie sospirata da Angela Merkel, e adotta una formula di compromesso sulle politiche economiche e di bilancio: c’è l’impegno dei Venti a dimezzare i disavanzi pubblici entro il 2013, ma con la massima attenzione a non compromettere la ripresa «fragile e non uniforme» dell’economia globale.
Per la tassa sulle transazioni finanziarie - una variante della Tobin tax - giunge dunque un «no» scontato, come aveva detto al termine del precedente vertice del G8 il premier italiano Silvio Berlusconi. Nel comunicato finale del summit di Toronto si parla della tassa a carico delle banche semplicemente come una delle possibili soluzioni per recuperare i costi delle crisi finanziarie e dei salvataggi delle istituzioni creditizie; in ogni caso, la scelta degli strumenti adatti spetterà a ciascun Paese, in totale autonomia e senza alcun vincolo.
Per quanto riguarda invece crescita e risanamento dei conti pubblici, la formula usata dal G20 si avvicina molto a un tentativo di quadratura del cerchio: i deficit pubblici dovrebbero essere dimezzati entro il 2013, ma evitando le ripercussioni su una crescita economica ancora incerta. Anche il rapporto debito pubblico-Pil dovrà essere stabilizzato o ridotto, ma entro il 2016. «È più di quanto mi aspettassi, questo significa avere bilanci equilibrati», commenta Angela Merkel. Tuttavia, il processo di aggiustamento dei bilanci pubblici dovrà essere flessibile e «attentamente calibrato», sulla base delle «peculiarità nazionali». Azioni fiscali sincronizzate potrebbero ripercuotersi negativamente sulla ripresa. I livelli di disoccupazione in alcuni Paesi sono «inaccettabili». Ed «esiste il rischio di scivolare di nuovo nella recessione, e nessuno lo vuole», osserva il ministro delle Finanze canadese Jim Flaherty. Manovre sì, insomma, ma con juicio.
Quello di Toronto non passerà certo alla storia come un vertice di svolta. I diversi approcci, quello del presidente americano Obama favorevole alla crescita e quello franco-tedesco-giapponese centrato sulla disciplina di bilancio, hanno ostacolato un’intesa forte. Il veto della Cina ha impedito ogni riferimento alla rivalutazione dello yuan, anche se resta il solito riferimento ai cambi «più flessibili». E alcuni Paesi emergenti, come il Brasile, hanno definito «poco realistico», ma anche pericoloso per la ripresa, l’obiettivo di dimezzare i disavanzi pubblici entro il 2013. Insomma, a crisi tutt’altro che conclusa, si registra un evidente sfilacciamento fra i Venti. L’aria nuova che si era respirata nei vertici di Washington, Londra e Pittsburgh, ha lasciato il posto alle vecchie contrapposizioni. Lo ha fatto intendere chiaramente il leader cinese Hu Jintao: «I rischi che incombono sull’economia mondiale restano molto gravi - ha detto - e gli effetti della crisi finanziaria non sono ancora stati eliminati». Berlusconi ha mostrato invece ottimismo dichiarando che il G20 si è svolto in un’atmosfera molto diversa rispetto agli incontri precedenti perché «c’è la percezione che la crisi è alla spalle». Poi è intervenuto sull’azione italiana, specificando che «noi siamo stati i primi a seguire la strada del consolidamento fiscale e che ora stiamo discutendo di una manovra da 25 miliardi». L’obiettivo è «il risanamento dei conti e la stabilizzazione entro il 2016»; obiettivo, ha aggiunto «un po’ ottimistico». Infine una considerazione sull’«esplicita richiesta» della Merkel sulla tassazione delle transazioni finanziarie, «che non ha avuto buon seguito. E su questo sono stato profeta».
L’elenco delle buone intenzioni, contenuto nel comunicato finale di Toronto, sollecita anche il contributo delle banche (ma non si sa come) alle spese sostenute per affrontare le crisi del settore. Per evitare il ripetersi delle crisi bancarie, i governi si adopereranno per far incrementare il capitale delle banche, ed esercitare maggiore vigilanza su fondi speculativi, agenzie di rating e derivati.

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