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Il concerto di Chailly festeggia la Scala rinata dalle macerie

L'11 maggio il "Va' pensiero" davanti a Mattarella. Una mostra ricorda Toscanini

Il concerto di Chailly festeggia la Scala rinata dalle macerie
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Da dove si riparte, quando una città è stata bombardata? Da un edificio simbolico, da una strada, dal municipio? Milano, ferita nell'estate del 1943, decise di ripartire dalla Scala, il suo tempio laico. Correva l'11 maggio 1946 e, con il concerto diretto da Arturo Toscanini, il teatro riapriva i battenti restituendo coraggio ai Milanesi.

Ottant'anni dopo, il Teatro celebra quei giorni in cui non rinacque soltanto una sala, ma una città intera. Lo fa con concerti e iniziative dal 9 all'11 maggio, data culminante delle celebrazioni (ore 12): nel palco reale siederà Sergio Mattarella, sul palcoscenico orchestra e coro scaligeri, diretti da Riccardo Chailly in pagine da "Nabucodonosor". In sala risuonerà una registrazione della voce di Toscanini, mentre un breve film di Francesca Molteni ricostruirà quel passaggio decisivo con materiali da Rai, Rai Teche e Archivio Luce.

Sabato 9 maggio si inaugura nel Ridotto dei Palchi la mostra "1946, la Scala rinasce", curata da Pierluigi Panza. Fotografie, documenti, un video e testimonianze - tra cui quelle di Pier Luigi Pizzi e Liliana Segre presenti al concerto del 1946 - racconteranno il percorso dai bombardamenti al ritorno del Maestro. Seguirà un pomeriggio di studi cui prenderanno parte, tra gli altri, Mauro Balestrazzi, autore del volume "Il ritorno del Maestro: 11 maggio 1946" per LIM, Fernanda Giulini, che quel concerto lo vide, e Harvey Sachs, massimo studioso toscaniniano.

Domenica 10 maggio, alle 20.30, piazza della Scala si accenderà con Note di luce, installazione di Marco Lodola: tre grandi sculture luminose e la facciata del teatro immersa nei colori pop dell'artista. Nel pomeriggio Chailly aprirà agli studenti la prova antegenerale di "Nabucco", altro segnale di una Scala che vuole restare casa pubblica.

La cerimonia dell'11 maggio sarà aperta alla cittadinanza previa registrazione sul sito del Teatro a partire dal 7 maggio. Del resto, nel 1946 il concerto di Toscanini fu ascoltato dentro il teatro, dietro il palcoscenico su sedie aggiunte all'ultimo momento e perfino in piazza Duomo grazie agli altoparlanti. Fu una dichiarazione politica e morale: il Paese distrutto provava a rimettersi in piedi attraverso la cultura, poche settimane prima del referendum del 2 giugno e dell'elezione dell'Assemblea Costituente.

Chailly ha scelto pagine da "Nabucodonosor" (poi in scena dal 16 maggio) perché fu la prima opera rappresentata alla Scala dopo la guerra. Non si replica il programma di Toscanini, aperto da quel celebre rullo di tamburi della "Gazza ladra", simbolo di una libertà che spazza via l'oppressione. Si è preferito un percorso più evocativo: la Sinfonia, "Gli arredi festivi" e "Va' pensiero", con Verdi "che infiamma prima l'orchestra e poi fa esplodere il coro in un atto di assoluta disperazione collettiva", immagine che - ancora Chailly - rispecchia "il momento che stiamo vivendo, con guerre in più nazioni del mondo". Poi arriva "Va' pensiero", "momento di meditazione straordinaria", capace ancora oggi di coinvolgere chiunque lo ascolti o lo canti dentro di sé.

L'11 maggio era già stato ricordato negli ultimi anni: nel 2021 Riccardo Muti portò i Wiener Philharmoniker in una Scala ancora nelle strette del Covid. Stavolta, però, attorno alla data si costruisce qualcosa di più ampio, mostre, libri, incontri, una vera tre giorni fortemente voluta dal sovrintendente Fortunato Ortombina, che la definisce "una delle cose più belle" del suo mandato.

Nel 1946 si

ricostruiva un teatro per ricostruire una città. Oggi si ricorda quel gesto per ricordare che la cultura è infrastruttura morale. Milano allora lo capì prima di molti altri. E la Scala, ancora una volta, prova a ricordarlo.

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