Medicina

Confermata da uno studio l’efficacia del vaccino che combatte il carcinoma della cervice uterina

Una protezione extra, un «bonus» aggiuntivo stimabile tra l'11 e il 16 per cento contro il carcinoma della cervice uterina, il secondo più comune tumore maligno nelle donne a livello mondiale e il primo nei Paesi in via di sviluppo. A offrirla è il vaccino Cervarix di GlaxoSmithKline, stando a quanto rivela un articolo apparso pochi giorni fa sulla prestigiosa rivista The Lancet, in cui vengono presentati i risultati di uno studio condotto su 18.644 soggetti di età compresa tra i 15 e i 25 anni, sparsi in Europa, Asia, America Latina e America del Nord. Non solo l'indagine conferma che Cervarix è altamente efficace nel proteggere dai due più diffusi ceppi di HPV che causano questa forma di neoplasia, il 16 e il 18 (che in Europa provocano il 74 per cento dei tumori), ma anche i tipi 31, 33 e 45 di papilloma virus, anch'essi parecchio comuni.
Ecco il punto focale della scoperta, la novità rispetto al passato, che motiva quel surplus di effetto. Spiega Walter Ricciardi, direttore dell'Istituto d'Igiene dell'università Cattolica di Roma: «Questo vaccino è stato elaborato con delle tecniche molto innovative, in particolare è presente un adiuvante, cioè una sostanza che permette di ampliarne l'efficacia e di renderla duratura nel tempo. Quindi le donne possono contare sul fatto di essere protette sia nel breve periodo, sia soprattutto per periodi prolungati». E a proposito di eventuali effetti collaterali, Ricciardi precisa: «Sono state migliaia le somministrazioni e non si sono registrati problemi. Ovviamente sono possibili piccoli effetti legati all'iniezione. Abbiamo una grossa opportunità per sconfiggere la malattia, bisogna agire su un unico fronte».
Molto soddisfatto si è detto Jorma Paavonen dell'università di Helsinki, principale ricercatore dello studio e primo autore della pubblicazione: «Cervarix - ha affermato - ha la potenzialità di ridurre l'incidenza di lesioni precancerose cervicali, di tumori cervicali e delle procedure diagnostiche e terapeutiche associate a tale patologia. I risultati riaffermano la fiducia nella vaccinazione come misura preventiva primaria nei confronti del cancro della cervice uterina in associazione allo screening».
Nel corso della conferenza stampa organizzata per commentare i contenuti dell'articolo, è stata inoltre presentata una ricerca promossa da GSK sul tema dei tumori femminili. E tra gli spunti più interessanti c'è certamente il fatto che le donne italiane sono più preoccupate per il rischio di un tumore al collo dell'utero (31 per cento) piuttosto che al seno (27 per cento). La buona notizia è che è aumentata la sensibilità delle intervistate.

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