Il Coni taglia la casta Cancellate tutte le province dello sport

Via le «province» dello sport. Via ad esempio il comitato dello sci nautico a Cuneo o Isernia, città non propriamente di mare. Nella sua manovra politico-finanziaria, il Coni anticipa di fatto lo Stato: tra i tagli previsti, il più rilevante riguarderà infatti l’abolizione dei 100 comitati provinciali - fatta eccezione per quelli delle «autonome» Trento e Bolzano - e di circa 1.000 consiglieri.
Dopo tre riforme dal 1999 a oggi (quelle Melandri, Urbani-Pescante e Tremonti), l’«autoriforma» progettata dal Comitato olimpico nazionale ridisegnerà ora gli assetti a livello centrale e territoriale dell’intera organizzazione sportiva, privilegiando gli aspetti decisionali e programmatici e rafforzando il processo già avviato di evoluzione del modello gestionale. Il tutto con un risparmio complessivo atteso di 29 milioni di euro. Senza perdere però competitività nel settore sportivo e con un occhio di riguardo alle Federazioni che possono regalare medaglie olimpiche. Considerando anche che l’Italia è tra le prime dieci nazioni del medagliere a cinque cerchi.
A poco più di 300 giorni dall’appuntamento di Londra, il Coni «metabolizza» i sicuri tagli che arriveranno dalla Finanziaria (dei 470 milioni previsti, c’è già un’indisponibilità di 40 e la cifra potrebbe scendere anche sotto i 400) e trasforma le difficoltà della congiuntura economica del Paese in un’opportunità per accelerare il cambiamento.
Con il nuovo progetto, che dovrebbe andare a regime a fine mandato (2012), saranno dunque trasferite ai 19 comitati regionali le funzioni di quelli provinciali, con possibili dismissioni patrimoniali, conseguenti riduzioni degli affitti, dei costi di gestione (ogni comitato provinciale ha un minimo di 10 componenti) e dei cosiddetti costi di «contatto» (leggi incontri informali, cene e convivii) tra le varie componenti del mondo sportivo grazie a una maggiore automazione dei metodi di comunicazione.
In più saranno ridotti a un massimo di 10 anche i consiglieri di ogni federazione: si prevede un taglio di oltre 200 unità, se si tiene conto anche delle 19 discipline associate. Al momento discipline come la vela o l’Automobil club contano rispettivamente 26 e 32 consiglieri federali, francamente un numero eccessivo. Ma anche i 29 della Figc (quella del calcio, la più importante delle 45 dello sport italiano) sembrano tanti, nonostante in consiglio siano rappresentate ben 4 leghe. Così come i 33 del Comitato Paralimpico, cresciuto tanto a livello di risultati negli ultimi anni.
Nell’ambito di ogni federazione saranno poi rafforzati i poteri decisionali del presidente sul modello del commissioner inglese, ovvero con l’attribuzione della responsabilità diretta di tutta l’area tecnica. E un altro taglio importante riguarderà i 45 collegi dei revisori dei conti: per ognuno si scenderà da 5 a 3 componenti, per un totale di 90 posti in meno, con relativi emolumenti risparmiati (e non è una cifra da poco...). Senza dimenticare che sarà anche prevista una soglia minima del 30 per cento di quote rosa negli organi territoriali di Coni e federazioni.
Nell’evoluzione del modello organizzativo è prevista la valorizzazione dello sport per tutti, che porterà a una maggiore diffusione della pratica sportiva dei cittadini e un ulteriore abbassamento della percentuale di sedentarietà (già sceso al 38 per cento in base agli ultimi studi, che ha portato gli elogi del ministro della Salute Fazio). Ma il Coni, che ha già registrato una diminuzione dei dipendenti e una riduzione del vecchio debito, conta anche nell’ottimizzazione dell’impiego, contenendo i costi del personale con una rivisitazione dei regimi di orario. Con Coni Servizi, la società nata nel 2002 a sostegno dell’ente Coni, ha prodotto nell’ultimo esercizio un dividendo di 800mila euro per il Ministero dell’Economia.
Domani il piano programmatico approderà in Consiglio Nazionale, in attesa di sapere quanto lo Stato potrà concedere allo sport per il 2012. Ma il Coni, con Londra quasi alle porte, è già pronto a fare la sua parte.

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