Conti, altolà della Bce e il Professore ora attacca l’Europa

Trichet avverte il governo: la manovra sia in linea con il patto di stabilità. Prodi: «Avrei voluto lo stesso rigore qualche mese fa...»

Gian Battista Bozzo

da Roma

Prima l’altolà del commissario Ue Joaquin Almunia, quindi il monito di Jean-Claude Trichet: «L’Italia - avverte il presidente della Banca centrale europea, al termine della riunione del consiglio a Francoforte - deve fare i suoi compiti, ed agire pienamente in linea con il patto di stabilità, rispettando gli impegni collegati con il funzionamento del patto: questo, per noi, è essenziale».
Nessuno sconto all’ex collega Tommaso Padoa-Schioppa da parte del banchiere centrale francese. Così come non ci sono stati sconti da parte di Almunia all’ex presidente della commissione europea, Romano Prodi che non gradisce e in serata dalla festa dell’Unità di Pesaro critica le istituzioni europee: «Io avrei voluto che avessero usato lo stesso rigore qualche mese fa. Stiano tranquilli - ha rassicurato Prodi - che arriveremo sotto il 3%». Il presidente del Consiglio attacca Bce e Ue, ma è evidente che sulla finanziaria 2007, «ricalibrata» con cinque miliardi di euro in meno e molto incerta sul fronte dei tagli di spesa, l’Europa ha un atteggiamento fra il prudente e il sospettoso. A Bruxelles e a Francoforte vedono il governo italiano imboccare il sentiero sbagliato: anziché approfittare della ripresa economica per centrare obiettivi più ambiziosi, Prodi e il suo ministro dell’Economia alleggeriscono la manovra. Le maggiori entrate fiscali «dovrebbero essere destinate al risanamento economico, come avviene in Francia, in Germania e anche in Grecia - commenta Lorenzo Bini Smaghi, che ha preso il posto di Tps nel board della Bce -; in Italia, invece, sembra siano dedicate a finanziare altre spese».
Trichet ricorda che l’Italia ha preso accordi precisi per ritornare sotto il 3% nel rapporto deficit-pil alla fine del 2007. E sottolinea che «in molti Paesi (fra cui ovviamente il nostro, ndr) le previsioni correnti suggeriscono dei ritardi nei necessari miglioramenti strutturali dei conti pubblici. Ciò - aggiunge il banchiere centrale - è preoccupante in vista degli obiettivi e degli obblighi del patto di stabilità, ed è quindi essenziale che le leggi di bilancio siano applicate con rigore negli ultimi mesi di quest’anno, e siano sufficientemente ambiziose per il 2007. Tutti dovrebbero approfittare - sottolinea ancora Trichet - del clima di ripresa economica per consolidare i propri bilanci, e questo vale soprattutto per i Paesi sotto procedura per deficit eccessivo e con un alto rapporto fra debito e pil». Ovvero, per noi.
Il caso Italia non è stato discusso nella riunione del direttivo all’Eurotower, tuttavia Trichet non ha eluso la questione in conferenza stampa, e il richiamo è di quelli che lasciano il segno. Ma Prodi e Padoa-Schioppa replicano che il governo ha fatto bene i conti, e che il miglioramento delle entrate fiscali è strutturale. «Noi manteniamo gli impegni e rispettiamo le regole», afferma sicuro il premier. E il ministro dell’Economia aggiunge di sentirsi «completamente tranquillo» nei confronti della Commissione di Bruxelles e della Bce, visto che permane l’obiettivo di un disavanzo sotto il 3% alla fine dell’anno prossimo. L’ipotesi della manovra spalmata in due anni, dice, «non esiste».
È però evidente come la soddisfazione con cui Francoforte aveva accolto la nomina di un ex componente del board Bce a ministro dell’Economia, si stia trasformando man mano in perplessità. E la Commissione resta con gli occhi puntati sul governo italiano. La prossima settimana Padoa-Schioppa parteciperà ad Helsinki alla riunione informale dell’Ecofin, insieme coi ministri dei Venticinque ed i banchieri centrali. Molto probabilmente, Almunia chiederà chiarimenti al responsabile dell’Economia. L’ex sindacalista spagnolo, amatissimo dalla sinistra italiana quando faceva le pulci a Giulio Tremonti, ora appare in netto calo di popolarità. «Ha dato il via libera alla manovra finta del governo Berlusconi, e allora si prenda anche le sue responsabilità», attacca il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero. «Troppo burocratico», lo definisce il sottosegretario verde Paolo Cento. E Gennaro Migliore, di Rifondazione, l’accusa di «interferenze improprie» nel dibattito politico italiano.

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