Contro i tagli arriva la «cattedra lunga»

Dalla prossima settimana il neodirettore regionale Giuseppe Colosio sarà alle prese con il rilancio della scuola milanese. Un’impresa in verità complessa che si vuole affrontare a partire dalla collaborazione con i dirigenti scolastici. «Non delegherò nessuno a gestirli – dice Colosio - perché me ne occuperò io direttamente. Lunedì il primo incontro». Due i nodi prioritari da sciogliere: la questione del tempo pieno secondo la tradizione milanese e le superiori da preparare alla riforma peraltro rinviata di un anno. Se ne parlerà nell’incontro che il direttore scolastico regionale ha indetto per giovedì prossimo con i sindacati della scuola. Per quanto riguarda in particolare le superiori numerose le novità da gestire. Innanzitutto i tagli di oltre 400 posti che si otterranno innanzitutto aumentando il numero di alunni per classe: il minimo passa da 25 a 27 alunni, con la possibilità in casi particolari di arrivare anche a 33. Seconda modalità prevista è quella della cosiddetta «cattedra lunga», ossia la possibilità per i docenti di lavorare oltre l’orario tradizionale di cattedra di 18 ore fino a 24 ore settimanali. Un’ipotesi questa non facile da realizzare. «Una cosa è certa – osserva il sindacalista Pippo Frisone -: nessun docente può essere costretto ad accettare una cattedra non di ordinamento oltre le 18 ore contro la sua volontà. Passata la fase della gestione dell’organico di diritto, la grana delle cattedre “lunghe” inevitabilmente verrà rinviata, ove non risolta con reciproco consenso, sull’organico di fatto. Una grana in più per alzare la temperatura d’un già incandescente nuovo anno scolastico». L’operazione dei tagli lascia tuttavia aperto innanzitutto il problema delle cattedre senza titolari: oltre 300 che, ancora una volta si risolverà chiamando il causa i precari. E poi, paradossalmente, mentre si registrano tante cattedre vuote, aumenta il numero dei docenti cosiddetti soprannumerari: sono 339, docenti che hanno il posto, ma non la cattedra. «In questa fascia – dice ancora Frisone – per la prima volta figurano anche docenti di italiano e latino». Insegnanti in esubero che certo non potranno essere licenziati, ma a cui bisognerà trovare il modo di farli lavorare. Per un impiego non certo corrispondente alla loro qualifica professionale, ma in altro compito. Insomma una sorta di «tappabuchi».
Un utilizzo forzato, insomma, in cui i docenti coinvolti potrebbero trovarsi a mal partito. Frutto delle contraddizioni tuttora presenti nei meccanismi di reclutamento del personale della scuola.
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