Il convento di suore a cinque stelle aperto anche alle coppie di fatto

Un gioiello sul mare che costa cinquanta euro a notte. E la madre superiora assicura: «Da noi possono venire tutti»

Enza Cusmai

Come fa un albergo di pregio con vista mare su Portofino e riviera a costare cinquanta euro a notte, pasti inclusi?
Semplice. È gestito da suore. Già la storia della congregazione di Santa Marta la dice lunga di come quelle formichine della grande madre Chiesa possano essere autrici di iniziative molto utili appena viene data loro l’autonomia e lo spazio per agire. Queste monache, per esempio, hanno appena inaugurato una casa per ferie a Chiavari, una famosa località del Levante ligure a cui tutti possono accedere. Senza alcuna preclusione di sorta. Neppure per le coppie di fatto tanto avversate dalla Chiesa.
«Qui - precisa la madre superiora - non facciamo la radiografia a nessuno nè pretendiamo il certificato di matrimonio a chi si presenta. I fidanzati non ci scandalizzano affatto e se un ospite è ateo oppure musulmano sono soltanto affari suoi, basta che non ostenti davanti a noi le sue idee o non protesti se all’ingresso della nostra casa è affissa alle pareti la foto di Papa Ratzinger».
A parte la cappella interna alla struttura al servizio dei credenti, la grande casa per ferie potrebbe venire paragonata a un hotel a quattro stelle. Ingresso imponente e sale eleganti arredate con mobili antichi, specchi dorati (autentici ottocente, e non riproduzioni) alle pareti, marmi ovunque. L’eleganza, infatti non si limita al grande ingresso, prosegue nei corridoi e nelle stanze degli ospiti. Mobili nuovi di zecca, legno dappertutto, televisione in camera, bagni con doccia superlucenti. Non sperate però di trovare letti matrimoniali. Quelli non ci sono, ma non è stata una mossa studiata. «Non ci abbiamo pensato all’inizio, poi è stato troppo tardi, avevamo acquistato tutto l’arredamento». Dev’essere stata una grande spesa se si pensa che le stanze sono trentacinque e che la bella struttura dell’800 inizialmente era fatiscente. Ci vivevano alla meglio una quindicina di suore che avevano perso le loro antiche vocazioni. Prima seguivano ragazzini, spesso orfani di guerra, quando il palazzo era usato come un collegio, poi la struttura si è trasformata in colonia ed è stata destinata ai soggiorni estivi degli studenti. Infine il nulla.
Il grande palazzo, dotato di un immenso giardino interno, era inutilizzabile perchè completamente fuori norma. Cadeva a pezzi. Ma le suore non si sono perse d’animo. Hanno raccolto i fondi (tanti soldi, ma il prezzo globale per il restyling rimane un segreto delle sorelle) della congregazione e nel 2002 hanno avviato i lavori di ristrutturazione. Finiti a ridosso delle ferie estive del 2006. «C’è molta richiesta anche se non abbiamo fatto pubblicità a parte una piccola brochure. Però quest’anno siamo in fase sperimentale, manca un po’ di personale. L’anno prossimo saremo completamente pronte per fare il tutto esaurito».
Le sorelle sono orgogliose di questo piccolo gioiello, e se qualcuno prova a insinuare che i fondi sono arrivati dal Giubileo saltano dalla sedia. «Questa è tutta farina del nostro sacco, e il risultato della fatica della Congregazione».

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