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La corsa allo spazio passa per la Groenlandia

Chi controlla le altitudini più elevate nello spazio, ha la possibilità di agire in maniera più performativa sul terreno

La corsa allo spazio passa per la Groenlandia
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Volontà è potenza. La fotografia pubblicata da Elon Musk su X per festeggiare il nuovo anno lo immortala a Mar-a-Lago seduto a tavola insieme a Donald Trump e sua moglie Melania. Si tratta molto più di una semplice riappacificazione: i due, a vedere da quanto è accaduto nei giorni successivi a quell'incontro apparentemente informale, dal Venezuela alla Groenlandia, sembrerebbero aver ripreso in mano il progetto strategico originario del secondo mandato presidenziale. L'idea cioè, che gli Stati Uniti, anziché essere isolazionisti, devono diventare una vera e propria isola, dai ghiacciai dell'Artico fino alla Terra del Fuoco dell'amico argentino Javier Milei. Che in sostanza significa, da un lato, riaffermare l'egemonia sui mari - attraverso la flotta militare, il controllo del canale di Panama e il commercio dall'altro, trasformare l'intero continente americano in una piattaforma interstellare nella competizione tecnologica globale. Come negli oceani così in cielo. È il filo invisibile che unisce la nuova "dottrina Monroe" di Trump al superomismo di Elon Musk. Con J. D. Vance in mezzo a fare da garante dell'America profonda e a rinnovare quel "mito della frontiera" insito alla storia d'Oltreoceano. "Quello che dico ai leader europei è: prendete quello che dice Donald Trump sul serio", ha ribadito nuovamente il vice-presidente.

Esiste in realtà un fattore, ampiamente sottovalutato rispetto alla volontà di annessione della Groenlandia, che va ben oltre le riserve di terre rare del territorio e la presenza di una base militare statunitense: da quei ghiacciai, la Casa Bianca vuole lanciare la sua sfida alle stelle nella corsa allo spazio combattuta con la Cina e, in misura minore, con la Russia. Perché i satelliti che orbitano da un polo all'altro devono passare attraverso ogni polo a ogni orbita, il che significa che sorvolano un determinato punto nell'Estremo Nord molto più spesso di un determinato punto verso l'Equatore. Gli Stati Uniti, che già posseggono la base spaziale di Pituffik, sulla costa nord- occidentale della Groenlandia, seconda per importanza dopo quella delle isole Svalbard (dipendenti invece dalla Norvegia), riveste tuttavia una posizione ben più strategica, per via della sua prossimità geografica. E poi c'è il fatto che la Casa Bianca non si fida dell'Unione Europea come già era stato preannunciato in quel documento circolato negli apparati della Difesa sulle strategie per la Sicurezza Nazionale.

Il ruolo di queste stazioni - in contatto con costellazioni di satelliti, sia commerciali che militari è imprescindibile perché è lì che i dati vengono trasmessi dai satelliti per poi essere incanalati in cavi sottomarini ad alta velocità. Se prima lo spazio era una questione di scoperta scientifica, ora, come ha riconosciuto il nuovo amministratore della Nasa Jared Isaacman, è anche una questione di predominio in termini di sicurezza: un campo di battaglia a tutti gli effetti. Chi controlla le altitudini più elevate nello spazio, ha la possibilità di agire in maniera più performativa sul terreno.

Come ha insegnato peraltro nella guerra n Ucraina l'uso militare dei satelliti: l'esercito di Kiev avrebbe avuto una capacità offensiva o difensiva molto limitata se non fosse stata in grado di utilizzare il servizio Starlink di Elon Musk.

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