Milanese di via Lovanio, Alberto Lattuada è stato allievo del liceo Berchet, come Dino Risi (1917), Lattuada lo avrebbe incontrato ancora nellestate 1940 dallantiquario Schuster in San Babila. E gli avrebbe cambiato la vita: Risi infatti studiava medicina e non pensava al cinema. Lattuada invece, proprio quel giorno, cercava un assistente alla regia per Mario Soldati, che sul lago di Lugano doveva girare Piccolo mondo antico, tratto dal romanzo di Fogazzaro. Risi entrò così nel cinema.
Se Risi veniva da una famiglia di medici (il padre curò Mussolini fino alla Marcia su Roma), Lattuada veniva da una famiglia di musicisti: arte e cultura sarebbero stati così naturali per lui da evitargli, poi, di dover posare da intellettuale, come avrebbero fatti altri, meno abituati a frequentare bene. Nei primi anni Trenta, con Alberto Mondadori - della dinastia editoriale - Lattuada aveva fondato la rivista Camminare, dove scrivevano anche Mario Monicelli, altro futuro regista, Remo Cantoni, Luciano Anceschi ed Enzo Paci. Insomma, erano la futura élite della seconda metà del Novecento italiano.
Nel 1935, ventunenne, Lattuada batteva - letteralmente - il ciak per il primo film italiano a soggetto interamente a colori: Il museo dellamore di Mario Baffico, promotore del primo cineclub milanese, facente capo alla rivista Il convegno, da cui nascerà la Cineteca, complici persone straordinarie come Mario Ferrari e Gianni Comencini, fratello maggiore del regista Luigi. Ma il cinema non era ancora tutto per Lattuada, se nel 1938, con lex compagno di liceo Ernesto Treccani, fondava Corrente, destinata a vivere solo fino al 1940 - come Il convegno - ma anche ad aggregare Montale, Bo, Dorfles, Jacobbi, Pratolini, Quasimodo e Vittorini. La casa editrice sopravvivrà alla rivista e nel 1941 pubblicherà Occhio quadrato, un album con ventisei foto scattate da Lattuada: un gasometro, muri scrostati, sentieri, lavandaie, un mercato. Nel 1942 Carlo Ponti, altro ex allievo del Berchet, affiderà a Lattuada la prima regia, Giacomo lidealista, tratto dal romanzo di Emilio De Marchi.
Curiosità cinefilica: il finale del Sorpasso di Risi (1962) ricalcherà - involontariamente, dice Risi, «perché non lavevo visto» - il finale di Senza pietà» di Lattuada (1948).
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