La "partita" decisiva per la Chiesa: chi può succedere al Papa

In Vaticano ragionano sul futuro della Chiesa. Già da adesso può iniziare la partita per il dopo Bergoglio

La "partita" decisiva per la Chiesa: chi può succedere al Papa

Parlare del prossimo Papa con Jorge Mario Bergoglio ancora regnante può essere percepito come un esercizio privo di senso, ma di questi tempi alcune case editrici stanno pubblicando alcuni libri che trattano proprio del "Next Pope", del consacrato che sarà chiamato a regnare sul soglio di Pietro.

"Perché?", ci si potrebbe chiedere. Le ragioni possono essere soprattutto due: c'è chi evidenzia che i cardinali non si conoscano tra di loro e quindi abbiano bisogno in anticipo dei profili degli altri porporati per scegliere in futuro, ma c'è anche chi pensa che papa Francesco possa persino dimettersi. Joseph Ratzinger ha aperto una breccia nella storia. Benedetto XVI ha creato una figura nuova, il pontefice emerito. E nessuno, a ben vedere, può dare per scontato che Joseph Ratzinger rimanga l'unico papa ad optare per quella scelta dopo la rinuncia del 2013.

Quando abbiamo intervistato il vaticanista del National Catholic Register per Inside Over, Edward Pentin ci ha detto che la scelta di lavorare alla sua ultima fatica, "The Next Pope" appunto, è dipesa pure dal fatto che "Ii un conclave, di solito, non è solo il pubblico ad avere poca o nessuna conoscenza del futuro Papa. Forse, sorprendentemente, nemmeno i cardinali che stanno votando per lui. Nell’ultimo conclave del 2013, un cardinale ha dichiarato in modo memorabile di aver trovato confuse le informazioni ricevute e altri si sono lamentati della mancanza di informazioni su chi votavano". Questa è una delle spiegazioni che riguardano la ratio di una delle pubblicazioni comparse sul prossimo vescovo di Roma.

L'altra causa di questi libri può essere rintracciata per esempio su quanto scritto anche da Italia Oggi di recente: in Santa Sede avrebbero già iniziato a pensare a qualche nome. E magari anche papa Francesco può aver fatto qualche ragionamento sul suo successore. Ma perché viene ventilata l'ipotesi che il Santo Padre possa intraprendere lo stesso percorso scelto da Joseph Ratzinger? Esiste almeno un motivo per pensare che Jorge Mario Bergoglio possa diventare il prossimo "emerito"?

Dalle ventilazioni dei giornalisti considerati "amici" del pontefice argentino, alle riflessioni che lo stesso papa Franesco ha presentato in relazione alla mossa del 2013 di Ratzinger: questa eventualità non viene del tutto esclusa dalle cronache vaticane, che se ne sono occupate e che ogni tanto tirano fuori questo scenario. Per comprendere cosa potrebbe accadere non è ovviamente sufficiente indagare gli umori dei vari "fronti" che operano sul piano dell'opinione pubblica - ricorderete di come un arcivescovo, Carlo Maria Viganò, abbia persino domandato le dimissioni del Santo Padre - . Non si può che lasciare che il tempo fornisca le risposte.

Il cardinale americano Timothy Dolan, stando a quanto riportato dalla Cna, ha inviato ai suoi fratelli cardinali il libro di George Weigel, un altro "The Next Pope". Qualche movimento, se non altro dal punto di vista culturale, sembra esserci. Il fatto che vengano pubblicati libri non dimostra che il papa stia per dimettersi. Certifica, al limite, che il dibattito sull'avvenire ecclesiastico è aperto. Nel corso di questo pontificato, si è parlato spesso pure di "complotti" contro il vescovo di Roma. Tanto i "progressisti" quanto i "conservatori" sono stati accusati di remare in direzione opposta rispetto a quella di Papa Francesco.

Un'ultima considerazione è necessaria prima di passare alla disamina sugli "schieramenti vaticani": chi è cattolico può giustamente ritenere che le logiche ecclesiastiche non influenzino il Conclave, perché è lo Spirito Santo, in fin dei conti, a guidare la scelta dei cardinali riuniti in assemblea. Joseph Ratzinger, però, ha dichiarato quanto segue sul tema: "Non direi così, nel senso che sia lo Spirito Santo a sceglierlo. Direi che lo Spirito Santo non prende esattamente il controllo della questione, ma piuttosto da quel buon educatore che è, ci lascia molto spazio, molta libertà, senza pienamente abbandonarci. Così che il ruolo dello Spirito dovrebbe essere inteso in un senso molto più elastico, non che egli detti il candidato per il quale uno debba votare. Probabilmente l’unica sicurezza che egli offre è che la cosa non possa essere totalmente rovinata. Ci sono troppi esempi di Papi che evidentemente lo Spirito Santo non avrebbe scelto".

Questa dichiarazione è stata rilasciata ai tempi da Joseph Ratzinger ad Avvenire.

Come funziona il Collegio cardinalizio

Non tutti i cardinali votano. C'è un limite anagrafico: i porporati che hanno ottant'anni o più non possono esprimere la loro preferenza. Quelli che hanno meno di ottant'anni, invece, sono parte attiva del Conclave. I cardinali che partecipano al voto, in linea di principio, dovrebbero essere 120, ma non è detto che il Collegio cardinalizio sia composto esattamente da 120 persone. Queste sono le regole di base, che preludono alle celebri "fumate", che possono essere bianche o nere a seconda dell'esito "elettorale". Per eleggere un pontefice è necessario, stando alle regole vigenti, che due terzi dei cardinali votino per la stessa persona. E se l'accordo non si trova? Si continua a tentare sino al trentaquattresimo scrutinio, dove si vota mediante i meccanismi di quello che in politica verrebbe chiamato ballottaggio. I cardinali vengono scelti direttamente dal Papa. La tradizione, nel corso degli anni, è stata parzialmente modificata. La sensazione - quella che viene riportata anche dagli ambienti tradizionali - è che il primo Papa sudamericano della storia proceda molto autonomamente. I condizionamenti, se mai sono esistiti, ora non hanno residenza in Vaticano. Papa Francesco ha soprattutto dimostrato di scegliere prescindendo dalla provenienza diocesana. Alcune realtà ecclesiastiche che hanno spesso donato un cardinale Chiesa cattolica non sono attualmente rappresentate. La Francia, per citare il caso più eclatante, non dovrebbe esprimere cardinali (Philippe Barbarin si è dimesso dall'arcidiocesi dopo un presunto scandalo, mentre l'arcivescovo emerito di Parigi, André Armand Vingt-Trois, compierà ottant'anni tra due anni. Bisognerà vedere se il Papa nominerà cardinali francesi nel corso di un prossimo concistoro. Milano, Venezia e Torino, in cui sono stati spesso incaricati cardinali, sono diocesi gestite da arcivescovi: Cesare Nosiglia, Mario Delpini e Francesco Moraglia non sono stati creati cardinali. Almeno sino all'ultimo concistoro, che ha sancito l'esistenza di una "maggioranza" di cardinali "bergogliani", nel senso di consacrati che l'ex arcivescovo di Buenos Aires ha nominato nell'assemblea cardinalizia. Jorge Mario Bergoglio potrà dunque contare su un successore in linea con i temi della sua pastorale? Impossibile da prevedere. A logica, però, si direbbe di sì.

Lo schieramento progressista

Abbiamo già avuto modo di scriverlo e ci sembra corretto ripeterlo: la Chiesa cattolica non funziona come un partito politico. Per quanto delle diverse correnti di pensiero possano spingere in quella o in questa direzione. Il percorso che il cattolicesimo ha dinanzi a sé prevede due possibilità: continuare con la "Chiesa in uscita" di papa Francesco, e quindi andare incontro al mondo ed alle "periferie economico-esistenziali", oppure "essere del mondo" ma solo in termini di minoranza creativa, che è la via "ratzingeriana". Quella che prevede un restringimento del peso dell'Ecclesia e del numero dei fedeli ma che, nell'ottica dei conservatori, consentirebbe di evitare contaminazioni. Questa è, con buone probabilità, la questione che il prossimo Conclave potrebbe essere chiamato a risolvere. Il che non significa che Jorge Mario Bergoglio e Joseph Ratzinger siano in contrapposizione, ma solo che gli ambienti ecclesiastici - nel corso di qualche ventennio - si sono spesso spaccati attorno al tema che questa dicotomia - "Chiesa in uscita"/"minoranza creativa" - è capace di sintetizzare. Per "schieramento progressista" si intende quella parte di emisferi ecclesiastici meno ortodossi in materia dottrinale, più inclini a possibili riforme e più sensibili ad argomenti quali l'ambientalismo, la gestione aperturista dei fenomeni migratori e la prossimità culturale alle questioni sociali. È lecito affermare che l'azione di papa Francesco sia perfettamente coincidente con le volontà della corrente progressista? Per i tradizionalisti sì, per altri commentatori meno schierati no.

Qualche nome "papabile" tra i progressisti

Una volta esposta questa ampia premessa, diviene più semplice elencare dei nomi: il cardinal Luis Antonio Tagle viene percepito dai conservatori alla stregua di un "delfino" di papa Francesco. E il fatto che Bergoglio abbia scelto il cardinale filippino per Propaganda Fide ha alimentato questa narrativa. I cardinali italiani dati in lizza sono essenzialmente due. Entrambi, con qualche distinguo, vengono spesso inseriti tra i "progressisti". Sono il cardinal Pietro Parolin, segretario di Stato della Santa Sede, ed il cardinal Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e proveniente da Sant'Egidio. Parolin si è distinto per la linea del multilateralismo diplomatico, mentre Zuppi è considerato un cardinale inclusivo, che ha già dato prova di essere favorevole all'accoglienza dei migranti ed alla inclusione erga omnes. Parolin, per alcuni addetti ai lavori, potrebbe anche rappresentare una buona sintesi tra le due principali anime del Vaticano. Zuppi, d'altro canto, sarebbe più "schierato" con il cattolicesimo democratico. Tra i progressisti non si può non annoverare il cardinale Peter Turkson, ghanese e prefetto del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale. Buona parte dei documenti di questo pontificato relativi ai migranti passano per il Dicastero che Turkson presiede. Il vertice del C9, il coordinamento di cardinali che sta lavorando alla riforma della Curia romana e che è stato fortemente voluto da Francesco, è presieduto dal cardinal Oscar Rodriguez Maradiaga, che è honduregno. Un discorso a parte lo merita il cardinal Reinhard Marx, che si è dimesso da presidente dell'episcopato tedesco, ma che sta portando avanti con forza un "sinodo interno" per cui qualcuno, anche all'interno della mura leonine, sembra temere uno "scisma". E ancora vale la pena citare tre nomi: il cardinal Konrad Krajewski, polacco, elemosiniere del Papa balzato agli onori delle cronache per via della storia del contatore riallacciato in uno stabile occupato di Roma; il cardinal Jean Claude Hollerich, presidente dei vescovi europei ed europeista convinto; il cardinale Michael Czerny, canadese, molto attivo a sua volta sul fronte della pastorale sui migranti. Chiudono la lista, che non è e non può essere esasutiva pure per via di quello che potrebbe succedere in futuro, tre porporati degli Stati Uniti: Kevin Farrell, Blase Cupich e Joseph Tobin. Si vocifera infine che il cardinale Donald Wuerl, americano e progressista come gli ultimi tre, abbia giocato un ruolo decisivo nel Conclave che ha eletto Bergoglio (il ruolo che nel Conclave di Ratzinger sembrerebbe essere stato svolto dal compianto cardinale Meisner), ma Wuerl si è dimesso dopo un presunto scandalo da arcivescovo di Washington.

Lo schieramento conservatore

I cardinali conservatori sono eccleasiastici che vorrebbero una Chiesa cattolica meno preoccupata di porre accenti sul piano economico-sociale e più attenta alla spiritualità. Conservatore non è solo chi osteggia dottrinalmente lo "spirito del Concilio", ma anche chi, sul piano politico, ha una visione non proprio in linea con il filo-ambientalismo, cob quello che viene definito "migrazionismo" o con la trasformazione dell'Ecclesia in una Ong. Come nel caso dei progressisti, semplificare può non essere esaustivo: non è neppure corretto definire questi cardinali come "ratzingeriani". Certo è che Benedetto XVI rappresenta un simbolo della strenua lotta per la difesa della civiltà-occidentale. È comune leggere di porporati conservatori che si rifanno alle idee o ai moniti del predecessore di Jorge Mario Bergoglio. Un ultimo dettaglio prima di passare ai "papabili": il fronte conservatore è minoritario all'interno del Collegio cardinalizio.

Qualche nome "papabile" tra i conservatori

Il cardinal Robert Sarah, prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, è un conclamato sostenitore dell'eclissi dell'Occidente. In più di una circostanza, cercando una figura che potesse incarnare la visione del mondo dei conservatori, i retroscenisti hanno fato il nome del porporato africano. Il cardinal Raymond Leo Burke è noto per le sue battaglie dottrinali: dai dubia su Amoris Laetitia in poi, il cardinal Burke non ha mai tergiversato quando si è trattato di sollevare perplessità sulla presunta "confusione" imperante. Il cardinal Rainer Maria Woelki è tedesco, ma non la pensa esattamente come il cardinal Marx. Sul "sinodo interno", Woelki e Marx sembrerebbero avere idee diametralmente opposte. Poi ci sono il cardinale olandese, Willem Jacobus Eijk, ed il cardinale ungherese Péter Erdő. Un nome di spicco è sicuramente quello di Gherard Ludwig Mueller, ex prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede. Mueller non è stato confermato da Francesco dopo il primo mandato all'ex Sant'Uffizio. Ma papa Francesco ha inoltrato di recente una lettera al cardinale teutonico, dove Bergoglio sembra cercare una sorta di pacificazione o di alleanza con il mondo conservatore. Altri due nomi che potrebbero corrispondere al profilo ricercato dai conservatori sono quello del cardinale brasiliano Odilo Scherer, che era dato per "papabile" anche in relazione allo scorso Conclave, e quello del cardinale canadese Marc Ouellet. Di recente è balzato agli onori delle cronache un altro cardinale africano, che ha pronunciato un'omelia che ha fatto drizzare le orecchie al mondo conservatore: "Abbiamo occupato i posti dei bianchi, ma non abbiamo usato il potere per servire il popolo", ha tuonato, secondo quanto ripercorso da Tempi, il cardinal Fridolin Ambongo Besungu, che è congoloese. Ambongo si riferiva alla situazione interna della sua nazione.

La "palude"

Esiste infine un vasto insieme di cardinali che non possono, per via di mancate prese di posizione, per il moderatismo espresso o per altre ragioni, essere incasellati in questo o in quello "schieramento". Possibile che il futuro Conclave possa essere deciso proprio dall'opinione di questa "palude", intesa come zona non naturalmente circoscrivibile.

Dal cardinale Sean Patrick O'Malley, cardinale cappuccino già ventilato quasi sette anni fa come "papabile", al cardinal Luis Francisco Ladaria Ferrer, gesuita, spagnolo e prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede scelto da Bergoglio ma abbastanza conservatore, considerate le non riforme dottrinali cui stiamo assistendo in questa fase, passando per il cardinale americano Timothy Dolan e da un altro cardinale spagnolo, cioè Juan José Omella y Omella: tanti alti ecclesiastici potrebbero essere individuati come successori di Francesco. Ma è possibile che il nome che verrà eletto in un Conclave (che non è previsto e che rimane impronosticabile anche durante il suo svolgimento) non sia neppure tra questi ultimi.

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