"E alla fine ne resterà solo uno... è il titolo di un meraviglioso film dei miei tempi, e descrive bene la storia del PNRR". Chi parla è Riccardo Erbi, consigliere delegato di La Cascina Costruzioni, impresa che opera su tutto il territorio nazionale (con uno sviluppo verticale che negli ultimi anni l'ha condotta ad avere oltre 200 tra manager e maestranze, fatturato di 60 milioni di euro e portafoglio clienti di 180 milioni) e che aderisce al Consorzio La Cascina. Con questa citazione Erbi incornicia una delle vicende più delicate nella storia dell'edilizia italiana degli ultimi decenni: la transizione dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza a un nuovo e alternativo modello di sviluppo infrastrutturale.
La storia è nota, e anche l'attualità. Dopo gli anni difficili pre-pandemia, il comparto delle costruzioni ha vissuto un'accelerazione prima con il Superbonus 110% e poi con l'arrivo delle risorse europee del PNRR. Cantieri, imprese, occupazione e filiere ne hanno beneficiato, senza precedenti. Ma, come ricorda Erbi: "È un po' come nel romanzo di Granin e Adamovi sulla battaglia di Stalingrado: quando i russi furono liberati e assaltarono le dispense dei tedeschi, molti morirono per aver mangiato troppo".
In sostanza, dopo la nascita e la crescita di tante imprese con il picco degli anni 2021-23, molte aziende hanno confidato di potersi sostenere poggiando direttamente sul PNRR. Ma dal 2024 ad oggi il colpo è stato duro: ritardi nei pagamenti, iter burocratici completamente diversi "e così molti operatori già oggi sono in difficoltà. La situazione non potrà che peggiorare con la completa fine del PNRR, che ridurrà drasticamente i volumi del mercato". In breve, molte aziende spariranno.
A meno che non si creino nuove basi industriali.
I numeri raccontano questa realtà in trasformazione: il PNRR va completato entro il 2026, ha rappresentato uno dei principali motori di crescita delle costruzioni e considerando l'intera filiera pesa per una quota rilevante del PIL italiano. La sua riduzione lascerebbe dunque un grande vuoto nella domanda di infrastrutture, rigenerazione urbana ed efficientamento energetico, con effetti diretti su produzione, occupazione e capacità di investimento delle imprese.
"Il campo è questo, la partita va giocata qui ed è di lungo periodo" riprende Erbi. La premessa è elementare: la fine del PNRR impone alle imprese di ripensare il proprio modello di crescita, e per La Cascina Costruzioni ci sono tre passi che il comparto dell'edilizia deve saggiamente compiere. "II primo è il consolidamento delle imprese nei territori dove esistono competenze, fornitori e reti già mature" spiega Erbi; "il secondo è l'aggregazione societaria: molte medie e piccole imprese, pur forti di capacità ed esperienza, non reggeranno l'impatto. Ecco che le integrazioni societarie con soggetti più grandi, come La Cascina Costruzioni, sono una buona strada".
E il terzo passo è la vera novità di sistema: la decisa apertura al mondo del Partenariato Pubblico Privato. "La riduzione dei fondi pubblici renderà inevitabilmente il PPP la leva su cui poggiare lo sviluppo delle nuove opere", sottolinea Erbi. "Quando lo Stato non può più finanziare direttamente gli investimenti necessari, il partenariato tra pubblico e privato diventa lo strumento chiave per costruire scuole, ospedali, residenze sanitarie, infrastrutture sociali e opere di rigenerazione urbana, in una parola: aiutare la comunità. Non è solo un meccanismo finanziario, ma è un modello industriale alternativo, in cui chi realizza e gestisce le opere condivide il rischio e il valore nel tempo".
Le previsioni economiche sono lì a confermare l'affermazione di Erbi. In uno scenario di atterraggio morbido, dove alla fine del PNRR si affiancano strumenti di continuità come il PPP, il settore potrà stabilizzarsi dopo il 2026 e trovare una nuova normalità. In uno scenario più negativo e senza strumenti sostitutivi vedremo un calo sensibile dei cantieri e dell'occupazione già dal 2027. "Abbiamo davanti due futuri, la differenza la farà la capacità di attivare il capitale privato dentro cornici pubbliche affidabili. Anche il mondo bancario è chiamato a uscire dal modello tradizionale in cui si limita a finanziare i progetti e trarre profitto da interessi e commissioni".
Nel PPP evoluto indicato da Erbi, infatti, la banca diventa socio delle società di progetto, partecipa ai flussi di cassa generati dalla gestione delle infrastrutture, alla valorizzazione immobiliare e alla creazione di strumenti finanziari legati ai beni pubblici. "Questo modello è già diffuso in altri Paesi europei, consente di attrarre capitali pazienti verso opere strategiche per il territorio e la comunità". Tutta La Cascina Costruzioni sta già lavorando per proporsi come protagonista di questa nuova fase.
Conclude Erbi: "Il costruttore non è un semplice esecutore, ma un partner industriale che contribuisce alla qualità dell'opera, alla sua sostenibilità economica e alla sua gestione lungo l'intero ciclo di vita.
Se lo Stato prende atto che ha meno soldi per fare delle opere, allora deve costruire con il mondo bancario e noi imprese sistemi virtuosi di finanziamento dei PPP". Ecco una visione che cancella la logica dell'emergenza e parla di programmazione e sviluppo.