"E tutto d'un tratto il coro...". Per chi ha qualche primavera, non sarà difficile ricordare la réclame di un dentifricio in cui Carlo Dapporto chiudeva in bellezza Carosello. E così "tutto d'un tratto..." Milano diventa olimpica, abbraccia i suoi Giochi, s'innamora, scende nelle strade e inizia un viaggio che, via Cortina, la porterà al centro del mondo. Ci voleva la fiaccola per accenderla, per scrollarle di dosso quella freddezza che in questi mesi ha accompagnato un evento un po' troppo concentrato sui cantieri da chiudere, sulla logistica, sulla sicurezza, sulle tante cose da fare e organizzare. Ci voleva la fiaccola finalmente nelle strade e tra la gente per rendersi conto che i Giochi sono qui. Che si comincia, che finalmente si può provare a goderseli. Non è indifferenza quella dei milanesi. È che i milanesi sono fatti così, non vivono di annunci, di troppa retorica, di grandi attese: sono abituati a esserci quando serve. I Giochi sono arrivati e la città li ha accolti come andavano accolti, cioè con gioia, con entusiasmo, con la voglia di applaudire, di esserci, di alzare i telefonini e filmare. Perché l'"io c'ero" di oggi è come se non esistesse senza un "selfie". Una fiaccola che è passata di mano e ha illuminato la città. Qualcuno ha provato a offuscarla, a protestare, a rivendicare, a mettersi in mezzo, a sventolare altre bandiere, ma è sembrata solo una recita stanca e fuoritempo.
C'era nell'antichità la fiamma olimpica che pacava l'ira dei popoli e purtroppo non c'è più. Ce n'è però un'altra che ieri per qualche ora ha infiammato la città. E così: "tutto d'un tratto" Milano è diventata olimpica.