da Milano
Il Crédit Mutuel prepara la spallata alla Banca Popolare di Milano dellera di Roberto Mazzotta. La resa dei conti avverrà martedì prossimo nel cda, quando il grande socio parigino esporrà tutto il proprio disappunto su come la banca milanese ha finora gestito la politica delle alleanze.
Linsofferenza ha radici profonde, legate alla mancata realizzazione dei progetti di collaborazione inizialmente previsti sul fronte assicurativo e delle carte di pagamento, ma sarebbe divenuta insopportabile dopo che il comitato strategico di Piazza Meda ha messo sullo stesso piano le offerte verbali di Popolare Emilia e il piano di 45 pagine predisposto dal Mutuel rimettendo entrambe le opzioni al decisivo cda del 6 novembre.
Una mossa considerata «non amichevole» da Parigi, ora decisa a ottenere un assetto di governance capace di tutelare il proprio investimento indipendentemente dagli umori dei potenti sindacati interni. Da qui lidea di unalleanza a geometria variabile che vedrebbe i francesi investire 1,5-2 miliardi per accompagnare la crescita a 1.200 sportelli di Bipiemme dagli attuali 700 nei prossimi cinque anni, anche acquistando per esempio le agenzie che Unicredit dovrà cedere per limiti Antitrust.
Tutto passerebbe attraverso la controllata Banca di Legnano che diverrebbe a maggioranza transalpina (la quota attuale è il 6%) tramite un aumento di capitale riservato e sarebbe affiancata da altre joint venture sulle fabbriche prodotto; a partire da un unico presidio per il risparmio gestito. Al piano superiore resterebbe invece la holding cooperativa affidata al direttore generale Fabrizio Viola che il Mutuel pare considerare il proprio principale punto di riferimento. La liaison si è rafforzata in parallelo alle difficoltà dimostrate da Mazzotta nel materializzare la propria idea di superpopolare. Come dimostrano i due «ko» subiti con Bpi e Bper: in entrambi i casi il banchiere era infatti volato a Parigi difendendo lo schema di fusione alla pari senza lasciare spazio alla sponda finanziaria offerta dai transalpini. Il primo di questi progetti si è però infranto sullaggressività di Popolare Verona e il secondo sul muro innalzato dai sindacati interni alla Milano che, attraverso l«Associazione degli Amici», esprimono la larga maggioranza del cda. Forse anche per questo Parigi considererebbe a questo punto «deteriorato» il clima interno al board, proponendosi per contro di assegnare alla Milano un nuovo assetto di governance. Si tratta dellimpresa più difficile dellintero piano del Mutuel che vorrebbe chiedere ai dipendenti-soci di fare un passo indietro in cambio di una generosa politica di premi e incentivi. In caso di insuccesso Parigi sceglierà se attaccare con unOpa ostile subordinata alla trasformazione di Bpm in spa o abbandonare il campo.
Cresce linsofferenza del gruppo transalpino verso il numero uno italiano. Nel mirino, oltre al ko con Bpi e Bper, i difficili rapporti con i sindacati
La «liaison» con Viola e i piani per cambiare la governance
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