Crisi, l'Istat: "In Italia i poveri sono 8 milioni"

Diminuisce la povertà in Italia dall’11,3% delle famiglie del 2008 al 10,8% del 2009, soprattutto per le famiglie con a capo un lavoratore in proprio, mentre si mantiene praticamente invariata la distanza tra Nord e Sud del Paese. L'Acli: rilanciare e potenziare la social card<br />

Roma - Diminuisce la povertà in Italia dall’11,3% delle famiglie del 2008 al 10,8% del 2009, soprattutto per le famiglie con a capo un lavoratore in proprio, mentre si mantiene praticamente invariata la distanza tra Nord e Sud del Paese: nel Nord il 4,8% delle famiglie è in condizioni di "povertà relativa" mentre nel Sud questa percentuale arriva al 22,7%. Lo dice un rapporto dell’Istat pubblicato oggi, aggiungendo che le famiglie in condizioni di "povertà relativa" sono 2 milioni 657 mila: "si tratta di 7 milioni 810 mila individui poveri" dice l’Istat.

Distanza tra Sud e Nord La regione con la minore incidenza di povertà è l’Emilia Romagna (3,9%) mentre Basilicata e Sicilia sono le aree con una maggiore percentuale di poveri (28,8%). L’Istat rileva inoltre come la povertà cresca al diminuire del titolo di studio e all’aumentare dell’ampiezza della famiglia, aggiungendo che il 7,5% delle famiglie italiane sono "quasi povere". "Anche tra le famiglie non povere esistono gruppi a rischio di povertà; si tratta delle famiglie con spesa per consumi equivalente superiore, ma molto prossima, alla linea di povertà", spiega l’Istat.

Sacconi: "Hanno funzionato gli ammortizzatori sociali" Negli anni della crisi la povertà è rimasta stabile, non è cresciuta grazie all’utilizzo degli ammortizzatori. Cos’ il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, commenta ai microfoni di SkyTg24, gli ultimi dati Istat sulla povertà in Italia nel 2009. "È chiaro che anche un povero in più ci deve far preoccupare, ma i dati Istat - afferma Sacconi - ci dicono che negli anni della crisi la povertà è rimasta stabile e questo perchè hanno funzionato gli ammortizzatori. La cassa integrazione, il contributo di solidarietà hanno agito come forme di sostegno al reddito dei capifamiglia".

L'Acli: rilanciare la social card Potenziare e rilanciare la social card come strumento di contrasto alla povertà assoluta. Le Acli (Associazioni cristiane dei lavoratori italiani) commentano i dati diffusi dall’Istat e rilanciano la proposta presentata nei mesi scorsi a Milano di una "nuova social card" "di importo maggiorato ed estesa a tutti i cittadini poveri, senza limiti di età nè preclusioni verso gli stranieri stabilmente residenti". Per il presidente delle Acli, Andrea Olivero, il fatto che la povertà assoluta rimanga stabile, su numeri alti, rende ancor più logico e necessario un intervento strutturale. "La social card introdotta dal governo ha rappresentato, pur con tutti i suoi limiti, la prima misura nazionale contro la povertà introdotta in Italia. Le Acli hanno consegnato la loro proposta articolata di riforma della social card agli uffici del ministero del Lavoro e delle politiche socali: Ora è auspicabile - dice Olivero - che il governo trovi il coraggio di investire di nuovo su questo strumento cercando un dialogo con le forze d’opposizione: su questo tema siamo convinti che una riforma bipartisan sia possibile e doverosa. Se poi la povertà assoluta non è cresciuta come si temeva - ha concluso il presidente delle Acli - va riconosciuto il merito a istituzioni, organizzazioni sindacali e sociali che in questa crisi hanno avuto il coraggio di innovare, riformando nella pratica gli ammortizzatori e mettendo in campo forme concrete di solidarietà. Proprio per questo ci aspettiamo che ora si stabilizzino le buone pratiche, dando finalmente al Paese gli strumenti necessari a contrastare stabilmente l’esclusione sociale".