Crisi: la Marcegaglia apre, Epifani si arrende

Il presidente di Confindustria manda segnali di distensione al sindacato: "Ci aspetta un autunno difficile". Il leader Cgil smorza i toni: "Conviene a tutti affrontare la crisi più uniti". Tremonti: "Certi banchieri non fanno gli interessi dell'Italia"

Crisi: la Marcegaglia apre, Epifani si arrende

Como - Si possono definire prove generali di distensione, quelle sperimentate ieri a Cernobbio dal numero uno di Confindustria, Emma Marcegaglia, e dal segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, sulla strada di quello che la presidente degli imprenditori italiani ha definito «un progetto Paese».

Prove di distensione sancite da un pranzo a porte chiuse, e accomunate da un duplice e identico «grazie» al capo dello Stato per l’attenzione rivolta all’emergenza lavoro. Lo ha riconosciuto Epifani («Conviene a tutti affrontare la crisi più uniti») e lo ha ribadito la Marcegaglia, pur se con la puntualizzazione, rispetto all’allarme lanciato da Napolitano, che «ci aspetta un autunno certamente difficile, ma non credo drammatico. Certo, ci saranno probabilmente nuove perdite di lavoro a causa di nuove ristrutturazioni aziendali, ma non prevedo catastrofi».

Un cauto ottimismo motivato dalla Marcegaglia con l’anticipazione di uno studio realizzato dal Boston Consulting Group da cui emerge che sotto il profilo della resistenza occupazionale l’Italia è il Paese che ha retto meglio a questa crisi. Realtà confermata del resto dal pur preoccupante 7,2% di disoccupazione media nazionale, da confrontare però con il 9,5% medio europeo e con l’allarmante 9,7% degli Stati Uniti.

La capofila degli industriali, riconoscendo come premessa alla Cgil il ruolo di «grande sindacato», ha auspicato «che in un momento di crisi difficile come questo occorre far prevalere le cose che ci uniscono rispetto a quelle che ci dividono». Detto questo, ha però poi fissato in modo chiaro i paletti ai quali i suoi associati non possono rinunciare. Così un applauso scrosciante si è levato dalla platea di Cernobbio al suo fermo «no» all’ipotesi di cogestione, da lei definita «non in linea con la struttura italiana», nonché un’esperienza «dalla quale si sta tornando indietro anche là dove era stata tentata».

Quanto invece alla possibilità di sperimentare la partecipazione dei lavoratori agli utili aziendali, la capofila degli industriali si è detta d’accordo a patto che «venga lasciata all’autonomia delle parti sociali, senza essere cioè una costrizione. Esiste del resto il secondo livello di contrattazione, quello aziendale - ha ricordato - nell’ambito del quale ogni impresa può prendere le proprie decisioni circa la partecipazione agli utili».

Al governo, al quale ha riconosciuto di aver messo a disposizione «soldi veri» per gli ammortizzatori sociali, Marcegaglia chiede però uno sforzo ulteriore se il problema del lavoro si dovesse aggravare, nonchè tempi brevi per l’avvio delle iniziative già decise, come per esempio i cantieri delle grandi opere. Mentre riguardo alle banche ha detto che «ora bisogna monitorare che esse diano risposte concrete alle imprese che chiedono la moratoria dei crediti».
Il presidente di Confindustria ha infine auspicato l’avvio di fondi settoriali per capitalizzare le imprese sulla falsariga di quanto già fatto negli anni Settanta.