Crisi di soldati a Londra: bonus a chi convince gli amici ad arruolarsi

Il governo offre 730 euro ai militari che promuovono la divisa. E gli uomini in uniforme fanno le comparse nei film

Lorenzo Amuso

da Londra

La guerra in Irak ha reso il mestiere delle armi fuori moda. Proprio nel momento in cui l'esercito di Sua Maestà avrebbe maggiormente bisogno di nuove reclute, si registra una crisi di vocazione senza precedenti. Un «catastrofico calo» del reclutamento che ha spinto il governo britannico a promuovere un'insolita campagna di proselitismo. Il ministro della Difesa ricompenserà con 500 sterline (735 euro circa) ogni soldato che riuscirà a convincere un famigliare, un amico o un conoscente ad arruolarsi nell'esercito. Un documento ritrovato dal Sunday Telegraph rivela che nel 2005 sono stati inquadrati meno della metà delle reclute necessarie a colmare e rinnovare i ranghi.
A soffrirne è soprattutto la fanteria che fornisce la maggioranza degli 8.500 soldati dispiegati a Bassora. E circa 3.200 nuovi militari saranno presto inviati (entro il prossimo aprile) in Afghanistan. Di fronte all'attuale emergenza le più alte gerarchie hanno reagito cercando di restituire fascino e prestigio alla vita militare, promuovendo anche riforme storiche. Come quella a favore dei gay, entrata in vigore lo scorso 21 febbraio, che liberalizza non solo l'ingresso ma anche la carriera degli omosessuali (unico caso al mondo assieme all'esercito canadese). Risolte le discriminazioni sessuali, è stata quindi la volta di quelle religiose, con la nomina, per la prima volta, di un cappellano musulmano, uno buddista, uno indù e uno sick per favorire, aveva spiegato il capo di stato maggiore della difesa generale Michael Walker, «la comprensione delle religioni e la tolleranza».
Nel frattempo si è proceduto a una radicale riorganizzazione dei tre corpi delle forze armate nel segno della modernità. Più tecnologia, più digitale, meno burocrazia. Una ristrutturazione radicale resasi necessaria anche dalla prossima riduzione del budget nazionale, che prevede dal 2008 tagli alle forze armate per 4,2 miliardi di euro l'anno, soprattutto sul costo del personale e dell'amministrazione. Così, tra necessità di bilancio e l'urgenza di svecchiare un'immagine obsoleta, qualche mese fa l'Esercito si è offerto addirittura all'industria cinematografica. Soldati come comparse, caserme come location di film, consulenze tecnico-storiografiche per le riprese di combattimenti, tecniche d'ingaggio, scenari d'effetto. Questa l'inserzione apparsa su un sito Internet (www.moviemakers.com). Una sorta di pacchetto tutto compreso per sfruttare le potenzialità commerciali della divisa. Chissà se l'idea era nata ammirando le estemporanee esibizioni prima dei militari dell'esercito, quindi dei loro colleghi della Royal Navy, che si erano prodotti in esilaranti rifacimenti di video storici. Iniziative goliardiche che avevano avuto il merito di attirare la simpatia dell'opinione pubblica, ma che evidentemente non sono bastate a risvegliare la vocazione militare. Un beffardo paradosso per una nazione dalla ultracentenaria tradizione guerriera.

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