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La "Crocifissione" di Memling è esposta per la Pasqua

Il dipinto del Rinascimento fiammingo dialoga con altre creazioni contemporanee

La "Crocifissione" di Memling è esposta per la Pasqua
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Un capolavoro del Rinascimento fiammingo, la potente "Crocifissione" di Hans Memling è al centro di una nuova mostra ideata dal Museo Diocesano in occasione della Quaresima: l'opera, in prestito dal Museo Civico di Palazzo Chiericati del comune di Vicenza, è in felice dialogo e confronto con le creazioni di Stefano Arienti, Matteo Fato, Julia Krahn e Danilo Sciorilli. Dunque, questa "Hans Memling. La Crocifissione. Quattro artisti contemporanei attorno a un capolavoro", a cura di Valeria Cafà, Giuseppe Frangi e Nadia Righi, è un progetto espositivo che, già fatto in passato dal Diocesano, non si limita a esporre una singola opera d'arte del passato, seppur di grande valore, ma s'interroga sulle sue ricadute nel tempo presente. In un percorso ben pensato in collaborazione con Casa Testori (e il sostegno di PwC Italia), la mostra ha nella Crocifissione di Hans Memling (1435-1494) il suo cuore pulsante: dal centro della sala si aprono altre quattro sale, ciascuna ospita la lettura di uno degli artisti coinvolti nel progetto. "Quello di Memling è un capolavoro che intimidisce, appare quasi distante", commenta Frangi. "Abituati al nostro' Rinascimento, a quello di Donatello, di Raffaello, di Masaccio, la pittura fiamminga appare diversa: si concentra sul dettaglio del reale, che indaga attraverso la luce", spiega Righi direttrice del Diocesano. Memling, che a Bruges, nel cuore delle Fiandre, ha sempre lavorato, ci regala una "Crocifissione" che invita all'osservazione lenta: solo andando molto vicino e con pazienza si scorge la lacrima che solca di sbieco il volto della Vergine. E solo guardando con attenzione si coglie il dettaglio del sangue che esce dal costato del Cristo. A uno sguardo attento non sfuggirà l'acconciatura della Maddalena né lo sguardo, quasi compiaciuto, del committente dell'opera, l'abate cistercense Jan Crabbe che appare sulla destra inginocchiato. Pare che avesse chiesto lui a Memling, artista ben affermato all'epoca, un'opera devozionale per l'Abazia delle Dene, vicino a Bruges: originariamente parte di un trittico poi smembrato, è un'opera pensata come omaggio a Maria Mater Dolorosa'. "Maria qui è colei che sta davanti alla croce: a lei era devoto tutto l'ordine cistercense", aggiunge Righi, sottolineando poi la cura meticolosa di Memling nel ritrarre un paesaggio ideale sullo sfondo con una luce quasi mistica pensata per suggerire che, nonostante il dolore della croce, c'è sempre speranza. Bravi gli artisti chiamati al confronto con l'opera.

Matteo Fato ragiona sulla "decostruzione" della pittura, Stefano Arienti sul valore simbolico del teschio ai piedi della croce, Danilo Sciorilli ripropone l'ostensione di un crocifisso su un balcone, Julia Krahn riflette sulla figura di Maria, in un dittico di grande intensità.

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