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Autovelox, Comune condannato per lite temeraria dalla Cassazione: la sentenza choc

Sentenza storica della Cassazione, che ha ribadito la legittimità delle multe comminate da autovelox non omologati: ecco che cosa è successo

Autovelox, Comune condannato per lite temeraria dalla Cassazione: la sentenza choc
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Continuano i problemi relativi agli autovelox non omologati. Per la Cassazione, le multe provenienti da dispositivi approvati ma non omologati sono da considerarsi illegittime. E adesso arriva addirittura una condanna per il Comune. Il caso arriva dopo il ricorso presentato dall'amministrazione comunale di Lugo, sostenuto dall'Unione dei Comuni della Bassa Romagna.

Tutto è partito dall'appello di un'automobilista che aveva ricevuto ben sei multe per violazione dell'art.142 del Codice della Strada, norma che disciplina i limiti di velocità. Il giudice di Pace aveva rigettato tale appello, ma il tribunale di Ravenna aveva poi ribaltato il giudizio, dichiarando illegali i verbali. Questo perché l'autovelox dal quale erano partite le sanzioni era risultato approvato ma non omologato. Da qui la decisione del Comune di Lugo di presentare ricorso. Secondo l'Amministrazione, infatti, le recenti norme hanno più valore dell'obbligo di omologazione. A muoversi contro l'annullamento dei sei verbali, anche l'Unione dei Comuni della Bassa Romagna.

Nel provvedimento n. 14285 del 2026, i giudici hanno respinto il ricorso del Comune di Lugo e dell'Unione dei Comuni della Bassa Romagna, dichiarandolo del tutto inammissibile. È stato citato l'art. 360 bis del Codice di Procedura Civile, secondo cui un ricorso non può essere accolto se il provvedimento ha deciso le questioni di diritto in maniera conforme alla giurisprudenza della Cassazione, e l'esame dei vari elementi non offre possibilità per mutare l'orientamento. È stata poi ricordata l'ordinanza 10505/2024 in cui viene dichiarato illegittimo l'accertamento con un autovelox non omologato.

Come se ciò non bastasse, il Comune è stato condannato per lite temeraria, poiché ha insistito col proseguire l'azione legale pur conoscendo l'infondatezza della propria tesi. Una sentenza a dir poco storica, che potrebbe cambiare ancora una volta gli equilibri.

L'Amministrazione pubblica è stata quindi condannata a pagare le spese legali (circa 800 euro) oltre al 15% delle spese forfettarie e ai 200 euro di esborsi. Altri 800 euro dovranno poi essere riconosciuti all'automobilista come risarcimento equitativo, mentre 500 euro dovranno andare alla Cassa delle ammende.


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