Anche questo nodo giudiziario per Stefano Boeri è venuto al pettine. Per l'archistar e per altri 6 persone fra costruttori, architetti e funzionari del Comune di Milano è arrivato il momento di affrontare un processo per abusi edilizi per la costruzione del BoscoNavigli, il progetto immobiliare di lusso di Scalo San Cristoforo a Milano finito coinvolto nelle inchieste sull'urbanistica della Procura di Milano.
Un progetto che ricalca il modello del Bosco Verticale - nelle brochure di presentazione "un progetto in linea con la tradizione architettonica lombarda che unisce i canoni dell’architettura tradizionale milanese con i principi della sostenibilità" - che prevede la realizzazione di 90 appartamenti con la lottizzazione di un terreno precedentemente libero da costruzioni. Secondo l’indagine, coordinata dal pool della procuratrice aggiunta Tiziana Siciliano e dai pubblici ministeri Paolo Filippini, Mauro Clerici e Marina Petruzzella, sarebbero emerse diverse irregolarità. E ora la giudice Giovanna Taricco ha deciso per il rinvio a giudizio, con le accuse di cooperazione colposa in lottizzazione abusiva e in abusi edilizi. Il complesso residenziale, alto nel punto massimo oltre 40 metri per 12 piani, è stato realizzato in assenza di un piano attuativo e in un'area in cui "l’altezza massima dei nuovi edifici non può superare l’altezza degli edifici preesistenti e circostanti".
Oltre a Boeri sono stati rinviati a giudizio l'ingegner Marco Nolli, l'ex direttore dello Sportello unico edilizia, Giovanni Oggioni, il co-progettista Giovanni Da Pozzo, il costruttore Cristoforo Giorgi, il dirigente del Comune di Milano, Andrea Viaroli. Il processo inizierà il prossimo 16 marzo alle 12.30. La decisione di mandare a processo tutti gli imputati durante l'udienza pre-dibattimentale è stata presa dalla giudice non appena gli avvocati (fra cui Giuseppe Iannaccone, il professor Francesco Mucciarelli, i legali Stefano Solida, Davide Steccannella, Francesco Moramarco) hanno smesso di parlare in aula.
La discussione dei difensori è stata per tutti incentrata sul cosiddetto "elemento soggettivo" e cioè la consapevolezza di costruttori, progettisti, funzionari pubblici di violare eventualmente delle norme molte complesse in materia edilizio-urbanistica e con diversi orientamenti giurisprudenziali.