Non si chiude ancora l’indagine per la morte di Moussa Diarra, il 26enne maliano ucciso da un colpo di pistola da un agente della Polfer all'alba del 20 ottobre 2024 davanti alla stazione di Porta Nuova. Quella notte, il maliano aveva seminato il panico in città e aveva cercato di colpire gli agenti della Polizia di Stato intervenuti per riportare l’ordine, scatenando la reazione di un poliziotto che ha aperto il fuoco e lo ha colpito in pieno petto. Il gip del tribunale di Verona ha respinto la richiesta di archiviazione avanzata dalla procura e ordinato nuove indagini: per i pm l’assistente capo, unico indagato per l’omicidio, aveva ritenuto che avesse agito per legittima difesa. I familiari di Diarra, con un team di legali composto da Fabio Anselmo, Paola Malavolta, Francesca Campostrini e Silvia Galeone, si erano opposti.
Nel provvedimento, la gip sottolinea “la delicatezza del caso” osservando che “allo stato la dinamica dei fatti è tutt'altro che chiara” e che le telecamere di sorveglianza della zona sono stati utili “solo in minima parte” nella ricostruzione dell'accaduto, e inoltre “si riscontrano alcune lacune investigative” e “plurime anomalie” nella vicenda. Il gip ha ordinato di effettuare ulteriori accertamenti, tra cui una consulenza informatica per tentare di recuperare dai pc sequestrati “tutti i filmati di tutte le telecamere presenti in stazione”, l'escussione di altri possibili testimoni, e il rinnovo della perizia balistica. Secondo gli avvocati di Diarra l'agente aveva avuto un “comportamento gravemente negligente” e “imprudente”, creando “una situazione di pericolo tale in cui è stato sacrificato il bene vita di Moussa Diarra”.
Il sindacato di polizia Sap, però, è intervenuto con un comunicato firmato dal segretario generale, Stefano Paoloni. “Accogliamo con stupore la decisione del gip di opporsi alle richieste del pubblico ministero. Se sussiste qualche dubbio è sicuramente necessario effettuare tutti gli approfondimenti del caso perché nessuna incertezza permanga sull’operato dei nostri colleghi. Siamo certi che sapranno dimostrare la correttezza del loro agire in momenti di grande tensione e pericolo”.
Di certo, ha concluso Paoloni, “svolgere la nostra professione sta diventando sempre più difficile e complesso”. Nel frattempo Il comitato “Verità e Giustizia per Moussa Diarra” ha lanciato una raccolta fondi per coprire le spese del rimpatrio, del funerale e delle pratiche burocratiche.