Importanti aggiornamenti sul dossier Minetti. Il compagno Giuseppe Cipriani infatti inviato una diffida al Fatto Quotidiano attraverso lo studio legale Reinhardt Savic Foley. Nella comunicazione, datata 2 maggio e composta da sei pagine, viene chiesta la rimozione dei contenuti pubblicati dal giornale sul caso della grazia concessa alla donna e viene intimato al quotidiano di interrompere la pubblicazione di ulteriori articoli sull’inchiesta.
La richiesta non costituisce ancora una causa giudiziaria, evidenzia il quotidiano diretto da Marco Travaglio. I legali di Cipriani hanno però indicato un termine di 48 ore per adempiere alle richieste contenute nella lettera. In caso contrario, viene preannunciata una richiesta di risarcimento danni “in nessun caso inferiore” a 250 milioni di dollari.
Già il 4 maggio Cipriani aveva rilasciato un’intervista al Corriere, dichiarando l’intenzione di chiedere i danni “quando le cose si saranno calmate”. Nella lettera, gli avvocati contestano al giornale la pubblicazione di contenuti ritenuti lesivi nei confronti dell’imprenditore. Il documento accusa il Fatto di aver “pubblicato e diffuso dichiarazioni false e altamente lesive nei confronti di Cipriani”. La diffida non indicherebbe un singolo articolo, ma farebbe riferimento a diverse informazioni contenute nei pezzi pubblicati sulla vicenda.
Il Fatto Quotidiano ha ricostruito nei giorni scorsi la vicenda della grazia concessa alla Minetti, condannata in via definitiva a 2 anni e 10 mesi per favoreggiamento della prostituzione nel processo Ruby-bis e a un anno e un mese per peculato nell’inchiesta sulla cosiddetta “rimborsopoli” lombarda. Dopo la pubblicazione degli articoli, il 27 aprile il Quirinale ha chiesto al ministero della Giustizia ulteriori approfondimenti sulla “supposta falsità degli elementi” indicati nell’istanza presentata dai legali di Minetti. Il caso, però, è chiuso, come testimoniato anche dalla Procura generale di Milano: “I documenti arrivati dall'Interpol non sono tali da comportare una modifica nel parere trasmesso al ministero della Giustizia in merito alla grazia”.
La lettera dei legali di Cipriani si apre con una richiesta formale rivolta al quotidiano e ai soggetti collegati alla sua attività editoriale: “La presente lettera costituisce una richiesta formale affinché il Fatto Quotidiano, insieme ai suoi proprietari, affiliati, redattori, giornalisti, collaboratori, agenti e tutte le persone che agiscono di concerto con esso (‘Il Fatto’) cessino e desistano immediatamente dal pubblicare, ripubblicare, distribuire, diffondere, trasmettere, pubblicare o altrimenti diffondere dichiarazioni false e diffamatorie riguardanti Cipriani”.
Tra le richieste formulate nella diffida c’è anche quella di “rimuovere immediatamente da tutti i siti web, archivi, piattaforme di social media, canali video, newsletter, notifiche push e qualsiasi altro mezzo di comunicazione o canale di distribuzione” tutti gli “articoli, i post, i titoli, gli estratti, le immagini, le didascalie, i teaser, gli episodi, i clip e altri contenuti” relativi alla vicenda. Gli avvocati chiedono inoltre al giornale di “pubblicare e diffondere una ritrattazione e una rettifica complete” di quanto già scritto e di “cessare e desistere dal redigere, pubblicare, ripubblicare, trasmettere, postare, distribuire o diffondere in qualsiasi altro modo dichiarazioni, suggerimenti, allusioni o insinuazioni false, diffamatorie, fuorvianti o denigratorie”.
Nella stessa comunicazione viene chiesta anche la conservazione del materiale redazionale e documentale relativo agli articoli.
In particolare, la diffida impone di “conservare tutti i documenti, le comunicazioni, le note, le bozze, i materiali di riferimento, le registrazioni, i metadati, le e-mail, i messaggi di testo, le chat interne, i commenti editoriali e tutte le informazioni archiviate elettronicamente relative in qualsiasi modo alla creazione, alla ricerca delle fonti, alla revisione, all’approvazione, alla pubblicazione” dei contenuti relativi a Cipriani, Jeffrey Epstein, Carlo Nordio, Nicole Minetti, Punta del Este e “qualsiasi presunta richiesta di grazia”. In assenza di adesione alle richieste, la richiesta di “un risarcimento danni per un importo da determinarsi in sede di giudizio, ma in nessun caso inferiore a 250.000.000 di dollari Usa”.