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Cronaca giudiziaria

Crans, Moretti prova a scaricare le sue colpe

Interrogato davanti alle vittime, tace sul riciclaggio

L'esterno dell'aula universitaria in cui si svolge l'audizione in occasione dell'interrogatorio di Jacques Moretti a Sion, 2 novembre 2026. ANSA/BENOIT GIROD

Da un lato tira in ballo l’ex proprietario del Constellation, dall’altro sostiene di aver fatto i lavori a norma di legge, provocando ancora una volta l’indignazione esausta dei familiari delle vittime del rogo di Capodanno. Jacques Moretti, titolare del locale, dal carcere è comparso ieri davanti ai pm di Sion e alle parti per quello che doveva essere l’interrogatorio di confronto con la moglie Jessica. La donna però aveva chiesto di rinviare la sua audizione per evitare di incontrarlo dopo le violenze subite lo scorso agosto, quando il coniuge è stato arrestato con l’accusa di maltrattamenti. La Procura ha accettato di sentire solo il marito. E le strade difensive dei due potrebbero ora iniziare a divergere, in concomitanza con la rottura del rapporto di coppia, su cui pare che Jessica non abbia ripensamenti. Il suo stato psicologo si sarebbe aggravato dopo la lite e le botte del marito, ha scritto la sua psicologa in una relazione inviata in Procura. Entrambi a questo punto sostengono di versare in un profondo stato depressivo.

Jacques Moretti è comparso da solo, e incalzato sulle responsabilità ha chiamato in causa il precedente proprietario, Julien Beytrison, da cui aveva affittato il locale nel 2015 (e comprato poi nel 2023), ristrutturandolo e applicando sul soffitto i pannelli fonoassorbenti che sono stati causa dell’incendio. «Lui sapeva tutto dei lavori», ha detto. Moretti ha anche ammesso di nuovo di essersi occupato personalmente degli interventi, ma ha sostenuto di non aver seguito gli aspetti amministrativi: «Non ero ancora proprietario né conduttore dell’immobile, l’avvio del rapporto contrattuale era previsto solo dopo». In ogni caso «non essendoci stato alcun cambio di destinazione d’uso, né interventi sui volumi dell’immobile non c’era bisogno di specifiche autorizzazioni», ha insistito. Quanto alla modifica con cui è stata ristretta la scala che portava al piano superiore, diventata una trappola per i ragazzi che si accalcavano da per scappare dal fuoco, «sono stato io a decidere di restringerla - ha detto - ma le dimensioni rispettavano i limiti di legge, che ho letto su internet». Parole che hanno scatenato la reazione dei presenti, tra cui quella di un ragazzo ferito. Moretti a quel punto avrebbe solo ammesso «che non erano state svolte le prove per un’evacuazione in caso di emergenza». Per Fabrizio Ventimiglia, legale della famiglia di Sofia Donadio, ferita nel rogo, «si è assunto la paternità di questa decisione pur non avendo lui consapevolezza dei minimi di legge avendoli cercati su internet». Gli avvocati hanno chiesto ora agli inquirenti un confronto tra lui e l’ex proprietario del locale. Sulle accuse di riciclaggio non ha risposto.

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