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Cronaca giudiziaria

Dall’Abruzzo a Garlasco: chi è il procuratore capo di Pavia Fabio Napoleone

Il magistrato che guida la procura che sta indagando su Andrea Sempio ha richiesto il rinvio a giudizio per l’unico indagato nel nuovo filone per l’omicidio di Chiara Poggi

procuratore capo di Pavia Fabio Napoleone

Fabio Napoleone è uno degli uomini su cui sono puntati i riflettori con maggiore intensità in Italia ormai da 18 mesi. È il procuratore capo della Procura di Pavia, l’uomo che, insieme al suo pool di magistrati, ha riaperto il caso dell’omicidio di Chiara Poggi e che oggi ha chiesto il rinvio a giudizio per Andrea Sempio, unico indagato in questo nuovo filone. Trovare sue immagini recenti è molto difficile, se non impossibile: il dott. Napoleone è irraggiungibile per fotografi e giornalisti. Non vuole apparire in questa fase, non vuole che il suo lavoro possa essere inquinato da suggestioni.

A giugno di quest’anno compirà 70 anni, è originario di Ortona, in provincia di Chieti, e questo potrebbe essere l’ultimo grande caso mediatico prima di andare a giusta pensione. Ha iniziato a lavorare come magistrato nel 1981 e fino al 1987 ha lavorato al tribunale di Milano. Nel 1988, e fino al 2008, ha lavorato presso la procura di Milano e, tra i tanti processi delicati, ha indagato sulla cosiddetta Duomo Connection, uno dei primi grandi processi di Mafia del Nord Italia. Al tempo di Mani Pulite, all’interno del Dipartimento reati contro la PA, ha condotto indagini su Milano e in numerosi comuni dell’hinterland milanese, concentrandosi sul settore della corruzione in materia di interventi urbanistici ed edilizi, di assegnazione di appalti e non solo. Nel 2008 è poi passato alla procura di Sondrio, dove ha lavorato fino al 2014, quando è stato eletto consigliere togato nel Csm. Ha mantenuto il ruolo fino al 2019, quando è tornato a Milano per ricoprire il ruolo di sostituto procuratore generale alla Corte d’Appello, quindi nel 2021 è arrivato a Pavia per guidare la procura, terremotata dalle inchieste Clean.

Ha condotto l’indagine scegliendo con cura i suoi uomini proprio per il clima particolare che si respirava, e si respira in quella procura, e per l’indagine si è affidato ai migliori: la squadra omicidi dei Carabinieri di Milano Moscova. In questo anno e mezzo è stato sotto il fuoco incrociato di varie parti, accusato di ogni possibile irregolarità, colpito anche sul piano personale, per dimostrare l’innocenza di Alberto Stasi, alla quale lui ha dimostrato di credere senza condizioni con prove che considera inattaccabili. Ma non ha mai perso la sua proverbiale riservatezza. Ha parlato solo mediante comunicati stampa, 5 in tutto da marzo 2025 a oggi, quando ha annunciato la richiesta di rinvio a giudizio, con tanto di spiegazione e di approfondimento di quella che ritiene essere la dinamica omicidiaria portata avanti da Andrea Sempio nei confronti di Chiara Poggi.

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