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Cronaca giudiziaria

David Rossi, tre Dda aprono un fascicolo sull’omicidio

La conferma alle indiscrezioni del Giornale, le Procure antimafia di Firenze, Bologna e Brescia al lavoro sulle recenti rivelazioni di due testimoni alla commissione parlamentare d’inchiesta

David Rossi

Come scrive da mesi Il Giornale, sulla morte di David Rossi indagano tre Procure Dda: Firenze competente su Siena, dove il 6 marzo 2013 il manager sarebbe stato scaraventato dalla finestra del suo ufficio a Rocca Salimbeni da qualcuno che poi avrebbe bloccato il vicono di Monte Pio impedendo i soccorsi e assistendo alla sua agonia, vicenda da sempre archiviata come «suicidio» dalla procura locale; Brescia competete su Viadana, la città del Mantovano dove c’è il conto aperto su un titolo in scadena nell’agosto del 2013 che sarebbe intestato a un prestanome della cosca Grande Aracri e legato alle sponsorizzazioni da 50 milioni l’anno che Rossi gestiva anche per una squadra di rugby di cui era pure tifoso; infine Bologna, per i legami con un importante politico emiliano del centrosinistra - probabilmente ancora in carica - che sarebbe stato a disposizione delle cosche che hanno infiltrato la Regione, come dimostrano le inchieste AEmilia e Grimilde che avevano trovato riscontri proprio nel conto a Viadana.

Il cuore delle novità, per cui sarebbe stato persino necessario un summit delle tre Procure con il coordinamento della Direzione nazionale antimafia guidata da Giovanni Melillo, sarebbe negli omissis contenuti nei verbali di cui la commissione d’inchiesta su David Rossi ha rivelato l’esistenza la scorsa settimana.

A puntare il dito contro l’ex numero uno di Mps e Abi Giuseppe Mussari come mandante della spedizione punitiva considerara una «intimidazione finita male» perché degenerata in un omicidio sarebbe un imprenditore in odore di mafia, Saverio Giampà, oggi detenuto a Bologna con diversi precedenti (disse di conoscere l’autore di un omicidio in una concessionaria ma l’albanese accusato era estraneo) che ne metterebbero in dubbio la credibilità. A organizzare fisicamente l’aggressione di Rossi sarebbe stato Gabriele Ceccherelli, il calciante fiorentino di 70 anni che aveva dato la sua disponibilità a farsi audire in commissione nei prossimi giorni ma che ha cambiato idea, invocando la rivelazione di questi omissis per difendersi meglio, come ha sottolineato ieri il suo legale Federico Bagattini. Ma Ceccherelli è accusato anche da un’altra fonte che non conoscerebbe Giampà, vale a dire Renan William Vilanova Correa, un ragazzo brasiliano - già finito nell’inchiesta su Rossi - in carcere per l’omicidio di una prostituta con cui conviveva proprio nel marzo del 2013 e per cui si proclama innocente e che sarebbe stata eseguita dal killer di camorra Giandavide De Pau, condannato in Appello per aver ucciso tre prostitute a Roma, riprendendole con il telefonino e auto accusatosi dell’omicidio di David Rossi (https://www.ilgiornale.it/news/politica/confessione-choc-ho-ucciso-david-rossi-2287021.html) - anche se il legale del ragazzo Roberto Nesticò (un ex ufficiale dei carabinieri in servizio anche a Siena) ne contesterebbe l’utilizzabilità per le presunte pressioni subite dal ragazzo, che qualche anno fa accusò il capo delle guardie penitenziarie ma i pm senesi non gli credettero. L’audizione a Palazzo San Macuto del calciante annunciata dallo stesso Ceccherelli è stata annullata. La ricostruzione della dinamica del delitto sarebbero molto simili: Rossi, Ceccherelli e altri due calcianti amici di quest’ultimo sarebbero arrivati insieme alla sede Mps di Siena e sarebbero saliti. Nelle intenzioni volevano spaventare Rossi per evitare che parlasse con i magistrati che indagavano sul possibile crac dell’istituto dopo alcune spericolate operazioni finanziarie e che tagliasse i fondi che gestiva allo sport del triangolo Siena-Viadana-Brescello (Comune sciolto per le infiltrazioni della mafia calabrese) di cui le cosche si sarebbero serviti in operazioni di riciclaggio, con valigie piene di contanti.

A quanto risulta al Giornale, Giampà e il calciante fiorentino si conoscerebbero da molto tempo, perché entrambi legati a un possibile giro di droga tra un locale che l’imprenditore calabrese originario del Catanzarese e una discoteca di cui Ceccherelli sarebbe stato buttafuori. Si tratta dell’inchiesta Accademia del Biliardo del Duemila, in cui Giampà era considerato l’apice di un traffico di cocaina che riforniva locali e personaggi cittadini. Mussari si è già detto estraneo alle accuse e ha definito «lunari» le ricostruzioni di Giampà, anche i suoi legali avrebbero chiesto la piena conoscenza delle carte che li accusano, probabilmente già trasmesse alle tre Dda che starebbero coordinando le inchieste e che potrebbero sentire o aver già sentito i due testimoni. La verità su David Rossi forse non è mai stata così vicina.

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