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L'elogio alla magistrata

"Denigrare non è diritto di critica". La toga dà lezioni a chi si lamenta per il risarcimento alla Sea Watch

Il presidente del Tribunale di Palermo elogia la “magistrata competente e preparata” che ha emesso la sentenza a favore dell’Ong. E se la prende con chi esagera nei commenti negativi

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Il risarcimento alla Sea Watch ha scatenato la bufera politica. Quanto stabilito dal Tribunale di Palermo non è andato giù al centrodestra, che infatti è salito subito sulle barricate per una decisione giudicata incomprensibile. Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è intervenuto con un video durissimo sui social. La domanda, d’altronde, sorge spontanea: come può il governo mettere in campo tutti i provvedimenti necessari contro l’immigrazione clandestina se poi gli sforzi vengono vanificati? Ma attenzione con le critiche: ora le toghe danno anche lezioni su come bisogna commentare le sentenze.

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A far sentire la propria voce è stato Piergiorgio Morosini, presidente del Tribunale di Palermo, che ha preso le difese della “magistrata competente e preparata” che ha emesso la sentenza del Tribunale di Palermo dopo l'esame del materiale probatorio e il contraddittorio tra le parti. “Come ogni decisione è impugnabile”, ha aggiunto. Per poi sferrare l’attacco: “Denigrare i giudici per un giudizio non condiviso o non gradito, magari senza nemmeno conoscerne le motivazioni, non ha nulla a che vedere con quel diritto di critica delle decisioni giudiziarie che va riconosciuto ad ogni cittadino”.

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Insomma, avete preso appunti? Sì alla critica, ma senza esagerare. Altrimenti si scivola nella denigrazione, e a quel punto si esce dal diritto di critica. Non è l’unica lezioncina arrivata in serata. Anche alla Sea Watch, che da sempre ha contestato il blocco all’epoca dei porti chiusi dopo il “caso Rackete”, va riconosciuto il merito della chiarezza e dell’onestà. Perché l’Ong ha commentato senza giri di parole la notizia sul risarcimento da 76mila euro per il blocco “ingiustamente subìto” nel 2019. Nel post su X ha scritto nero su bianco che “il diritto ancora una volta dà ragione alla disobbedienza civile”.

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Ma il compito della magistratura è quello di far rispettare la legge o quello di premiare chi si vanta di non rispettarla? L’interrogativo posto da Meloni non è una provocazione né una sfida alle toghe, ma una riflessione naturale alla luce di una serie di decisioni “oggettivamente assurde”. La morale, in fondo, resta scolpita: da una parte si impartiscono lezioni su come criticare (ma non troppo) le sentenze; dall’altra si dà ragione a chi poi si vanta di aver fatto prevalere la disobbedienza civile. Non stupisce, d’altronde, la crescente sfiducia degli italiani nei confronti della magistratura.

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