Stringere il cerchio intorno alla rete social che si nasconde dietro l'aggressione a coltellate alla professoressa Mocchi. È questo l'obiettivo degli inquirenti, che stanno cercando di capire chi fosse collegato a quell'account Telegram - ora chiuso - sul quale il ragazzo ha trasmesso in diretta l'accoltellamento. Sarebbero meno di dieci gli utenti che hanno «partecipato» a distanza a quella violenza, prima di dileguarsi eliminando gli account. Tra loro potrebbe esserci anche chi in qualche modo ha spinto lo studente bergamasco nella sua azione. Di certo quei canali appaiono strettamente legati al raid compiuto dal 13enne mercoledì scorso. Proprio su Telegram il ragazzino avrebbe acquistato sia le armi portate a scuola quella mattina (il coltello e la scacciacani) che quelle tenute in casa. A Trescore Balneario lo studente è stato infatti trovato in possesso di materiale potenzialmente esplosivo pronto per essere assemblato. Resta da capire in che modo abbia portato a termine gli acquisti e come abbia fatto ad aggirare le restrizioni di Telegram (per iscriversi è necessario avere almeno 14 anni). Lo stesso legale della famiglia, l'avvocato Carlo Foglieni, ha d'altronde posto l'attenzione su questo aspetto.
Intanto migliorano le condizioni della professoressa Chiara Mocchi. Lo assicura il suo legale, l'avvocato Angelo Lino Murtas, che però aggiunge: «Sta soffrendo interiormente». Ecco perché la 57enne bergamasca, da giovedì ricoverata all'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, è seguita da uno psicologo che la sta aiutando a metabolizzare l'accaduto e a superarlo. Le indagini stanno contribuendo a ricostruire anche il contesto in cui si è consumata la tragedia: la docente di francese aveva già subito minacce e settimane
fa la sua auto era stata vandalizzata fuori dalla scuola media «Leonardo Da Vinci». Di fronte a gomme bucate e scritte sulla carrozzeria, la docente aveva tuttavia deciso di non denunciare e si era limitata a parcheggiare la vettura proprio davanti alla caserma dei carabinieri di Trescore, che dista alcune centinaia di metri dalla scuola dove insegna e dove è stata accoltellata. Al momento non c'è alcuna prova che gli atti vandalici fossero opera dello studente che l'avrebbe poi aggredita, ma il sospetto c'è.
Dopo la commovente lettera che Chiara Mocchi ha scritto dal letto d'ospedale dopo l'agguato, il cardinale Matteo Maria Zuppi ha voluto dedicare alla docente parole accorate. «Mi ha colpito molto la lettera che ha scritto, quello è proprio il modo in cui si ripara», ha detto il presidente della Cei mostrando preoccupazione sulla fatica a distinguere «tra la realtà e la finzione».