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Mediaset fa causa a Corona. "Danni per 160 milioni"

"Menzogne e violenza verbale inaudita da Falsissimo". Una mossa strategica, segue il blocco dei profili social

Mediaset fa causa a Corona. "Danni per 160 milioni"
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Un contrattacco frontale. Atteso. Giustificato. Mediaset contro Fabrizio Corona. «Quanto diffuso dal progetto Falsissimo e da Fabrizio Corona, attraverso una violenza verbale inaudita - si legge in una nota emessa nel tardo pomerigigo di ieri da Mediaset - costituisce un insieme di menzogne, falsità e insinuazioni prive di qualsiasi fondamento e del minimo rispetto per le persone, le loro famiglie e le realtà coinvolte. Per queste ragioni, i singoli soggetti lesi insieme a Mediaset e Mfe - Mediaforeurope, hanno deciso di promuovere azioni civili risarcitorie, per un importo complessivo di 160 milioni di euro, nei confronti di Fabrizio Corona e delle società a lui riconducibili, per danni reputazionali e patrimoniali. Il Gruppo si riserva inoltre di agire verso chi, a vario titolo, incentiva, amplifica o diffonde consapevolmente tali contenuti». Fonti Mediaset fanno sapere che i soggetti lesi sono Pier Silvio e Marina Berlusconi, Maria De Filippi, Silvia Toffanin, Gerry Scotti, Ilary Blasi e Samira Lui. Non Alfonso Signorini, che si è auto sospeso e quindi al momento non fa parte dell'azienda.

Si tratta di una mossa che diventa un punto fermo nel gigantesco polverone di insinuazioni, allusioni e insulti spesso pecorecci che Corona ha diffuso nelle ultime settimane. In fondo la posizione di Mediaset e di Mfe intercetta il pensiero della maggioranza silenziosa degli italiani, quella che si informa e non schiamazza sui social magari nascondendosi dietro nickname fantasiosi e, soprattutto, «deresponsabilizzanti». «Non si tratta di gossip, né di pettegolezzo», spiega la nota: «Si tratta di un meccanismo organizzato e sistematico, nel quale la menzogna diventa uno strumento di lucro. Su questa campagna d'odio Corona monetizza migliaia di euro ogni settimana. Mediaset e Mfe agiranno in ogni sede per contrastare questo meccanismo. Che può colpire chiunque, persone note e cittadini comuni. Con una differenza sostanziale: mentre un grande gruppo come il nostro può permettersi strumenti di tutela adeguati, moltissime persone non hanno le risorse economiche necessarie per difendersi».

E gli esempi negli ultimi anni non sono pochi, con tante persone crivellate ingiustamente da insinuazioni e accuse che si sono rivelate infondate e addirittura gratuite ma, nel frattempo, hanno prodotto danni morali e professionali davvero non quantificabili. Carriere distrutte. Vite rovinate. Senza tutela. Non si tratta soltanto di vip o personaggi comunque di primo piano. Spesso la diffamazione investe anche imprenditori o privati che in silenzio fanno poi i conti con danni d'immagine spesso irrecuperabili. «Per questo motivo - conclude il comunicato - le somme eventualmente riconosciute dal giudice a titolo risarcitorio in questo procedimento saranno destinate alla creazione di un fondo per la copertura delle spese di assistenza legale delle vittime di stalking, dei reati rientranti nel cosiddetto Codice Rosso e di tutti i fenomeni di cyberbullismo. Le persone, tutte le persone, devono potersi difendere sempre da questi crimini odiosi».

In sostanza, il cosiddetto «Metodo Corona» può per contrappasso diventare la scintilla per bruciare definitivamente il gioco al massacro che, attraverso web e social, mira a trasformare gli insulti in fonti redditizie, spesso gigantesche. Un mercato dell'insulto che naviga nel mare magnum di internet evitando ogni filtro di correttezza, non solo deontologica ma pure professionale.

Si tratta di un fenomeno, fertilizzato dalla gigantesca vocazione all'insulto anonimo via social, che negli ultimi anni è esploso senza che il legislatore sia stato in grado di mettere un efficace freno normativo. Troppo frenetica l'esplosione. Troppo impreparati tutti a farci fronte. Ben vengano quindi iniziative che riportino il diritto, e le sue violazioni, al centro del discorso.

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