Leggi il settimanale

Quando Hannoun assicurava: "Tutto ciò che raccolgo e il denaro che invio finisce in progetti nettamente umanitari al 100%"

Era il 1 novembre del 2023, l'attacco in Israele proveniente dalla Striscia di Gaza era avvenuto da meno di un mese e Israele aveva da poco iniziato la sua rappresaglia militare. Eppure, intervenendo a L'Aria che Tira su La7, Hannoun già parlava di genocidio. E non solo

Quando Hannoun assicurava: "Tutto ciò che raccolgo e il denaro che invio finisce in progetti nettamente umanitari al 100%"
00:00 00:00

Mohammad Hannoun è in carcere con l'accusa di aver destinato fondi ad Hamas derivanti da raccolte benefiche. Il presidente dell'Associazione palestinesi in Italia opera da quasi tre decenni nel nostro Paese apparentemente come tramite per finanziare opere in Palestina e Giordania grazie alla bontà d'animo degli italiani, che si sono dimostrati sempre particolarmente generosi con la sua attività, anche perché negli anni è riuscito a farsi legittimare dalle istituzioni e dalla politica, acquisendo autorevolezza. L'impianto accusatorio della procura di Genova, però, come scritto anche da questo Giornale, lo colloca tra i referenti esterni dell'organizzazione terroristica e anche la sua rete di contatti appare quanto meno sospetta. Tuttavia, da parte sua ha sempre smentito qualunque collegamento e anche nei giorni immediatamente successivi al pogrom del 7 ottobre 2023, Hannoun era in tv per garantire la sua estraneità da Hamas.

Era il 1 novembre del 2023, l'attacco in Israele proveniente dalla Striscia di Gaza era avvenuto da meno di un mese e Israele aveva da poco iniziato la sua rappresaglia militare. Eppure, intervenendo a L'Aria che Tira su La7, Hannoun già parlava di genocidio. Ma non solo, perché davanti alla richiesta di spiegazioni sui movimenti in uscita dalla sua associazione, il presidente dell'Associazione dei palestinesi in Italia garantiva di essere "certo di tutto ciò che raccolgo e di tutto ciò che invio di denaro finisce in progetti nettamente umanitari al 100%" perché, diceva, c'erano dei progetti "specifici lanciati e dove i soldi finiscono". E spiegava, anche con una certa enfasi nel suo racconto, che "prima di mandare i soldi abbiamo la certezza che queste associazioni con cui collaboriamo siano associazioni riconosciute. E prima di essere riconosciute dall’autorità palestinese vengono riconosciute dal governo israeliano".

E poi, per allontanare qualunque sospetto dalla sua attività di presunti legami con Hamas, che già ai tempi avanzava, in quell'occasione ha voluto provare a confondere le acque sostenendo che "Hamas non è un governo, non rappresenta nulla: è un movimento di resistenza, non gestisce la Striscia di Gaza, non gestisce la Cisgiordania, non gestisce i campi profughi del Libano, della Giordania e della diaspora". Eppure, Hamas è stato eletto per governare la Striscia di Gaza e tutt'oggi, nonostante siano passati molti anni che avrebbero richiesto nuove elezioni, continua ad avere il controllo politico e militare.

Appena 20 giorni dopo l'assalto al rave party da parte dei terroristi c'erano già dubbi sulla sua posizione nei confronti Hamas, e in quell'occasione Hannoun già si trovava nelle condizioni di difendersi, spiegando che i bonifici dell'associazione "passano dal nostro commercialista, sono documentati, da chi vanno, dove vanno" ma senza rispondere ai tanti dubbi che ieri, come oggi, aleggiano attorno alla sua figura.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica