"Al mio assistito stravolta la vita": così il cugino di Saman scarica la colpa sui genitori

Oggi le repliche degli avvocati dei cinque imputati. La procura ha chiesto l'ergastolo per i genitori di Saman, trent'anni allo zio e ai cugini

"Al mio assistito stravolta la vita": così il cugino di Saman scarica la colpa sui genitori
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È iniziata pochi minuti fa, davanti alla Corte d’Assise di Reggio Emilia, la nuova udienza del processo per l’omicidio di Saman Abbas, la 18enne pachistana uccisa a Novellara la notte tra il 20 aprile e il 1°maggio 2021 per essersi opposta al matrimonio forzato con il cugino nel Paese d’origine. Nei prossimi giorni dovrebbe arrivare la sentenza per i cinque imputati: il padre Shabbar Abbas, la madre Nazia Shaheen (ancora latitante), lo zio Danish Hasnain, i cugini Ikram Ijaz e Nomanoulaq Nomanoulaq. Sono tutti accusati di omicidio volontario in concorso, sequestro di persona e occultamento di cadavere.

L'avvocato di Ikram Ijaz: "Stravolta la vita del mio assistito"

A parlare per prima, quest'oggi, è il legale di Ikram Ijaz, l'avvocato Mariagrazia Petrelli, che sostanzialmente ribadisce l'estraneità al delitto del suo assistito. "La vittima poteva essere mia sorella. - dice il difensore rivolgendosi alla Corte - Il mio assistito è un giovanissimo a cui è già stata stravolta la vita". Richiamando la relazione del consulente di parte, Pier Matteo Barone, l'avvocato spiega che "non si possono escludere che gli sgrotti (nicchie ndr)" nella fossa in cui fu seppellita Saman "siano stati fatti involontariamente dalla polizia giudiziaria".

Cosa è successo durante l’ultima udienza

Nell’udienza di martedì 27 novembre c’è stata la replica delle difese degli imputati, dopo la requisitoria della Procura che ha chiesto la condanna dell'ergastolo per i genitori e 30 anni a zio e cugini. A parlare per primo è stato l’avvocato Luigi Scarcella, difensore di Nomanoulaq Nomanoulaq. Secondo il legale non ci sarebbero prove della presunta colpevolezza del suo assistito, pertanto ne ha chiesto l’assoluzione. "Non c'é né la prova dell'omicidio né dell'occultamento di cadavere. La pala (quella che si vede in un video ndr) è stata ritenuta compatibile solo ora e non c'è nulla che determini le modalità di scavo della fossa e di adagiamento del cadavere visto che il perito ha sostenuto che non si possa escludere ogni ragionevole dubbio che sia stata fatta da una sola persona", ha detto Scarcella durante la sua arringa parlando di un "grave errore tecnico-giuridico" per lo scavo fatto dalla polizia giudiziaria.

La difesa di Danish Hasnain

Poi la parola è passata all’avvocato Liborio Cataliotti, difensore di Danish Hasnain, che ha indicato come presunti e unici responsabili dell’omicidio i genitori di Saman. Cataliotti ha definito "inattendibili" le testimonianze del fratello di Saman perché "si spalleggia col padre e viceversa" per poi puntare il dito sulle controversie delle immagini di videosorveglianza e sulla perizia dell'anatomopatologa: "La Procura parla di tre minuti per uccidere Saman, ma il perito aveva indicato anche solo 16 secondi come necessari" e dunque "la madre potrebbe essere stata anche l'unica esecutrice". Inoltre l’avvocato ha respinto la tesi della premeditazione e delle nozze combinate: "Per me il reato culturalmente orientato non va considerato aggravato. - sono state le parole del legale - I valori etici dati da genitori, religione e contesto non possono essere condizionati in un anno di italianità. Solo se la norma di cultura è l'occasione si può giustificare l'aggravio, ma il delitto d'onore in Pakistan è consuetudine".

La procura: "Ergastolo per i genitori"

Al termine della requisitoria del 17 novembre, il procuratore Gaetano Paci e il pm Laura Galli avevano chiesto l'ergastolo per il padre di Saman, Shabbar Abbas, la madre Nazia Shaheen, e 30 anni di reclusione per gli altri tre imputati, lo zio Danish Hasnain, i cugini Ikram Ijaz e Nomanoulaq Nomanoulaq. Secondo il pubblico ministero Galli "Shabbar è colui che ha deciso l’omicidio della figlia. Non poteva essere l’esecutore materiale dell’omicidio perché ci volevano almeno due minuti per strozzare Saman e non è mai stato 'fuori' dalle telecamere". Una decisione che il padre della ragazza avrebbe preso in accordo con la moglie: "Erano stati costretti a ucciderla dal momento che rappresentava un disonore per la famiglia".

Quanto al ruolo dello zio, per il pm "Danish è l’esecutore materiale dell'omicidio di Saman visto che senz’altro non avrebbero potuto esserlo gli altri. Senza di lui l’omicidio non si sarebbe mai potuto realizzare. Ha concorso anche alla soppressione del cadavere, non è possibile immaginare che possa averlo lasciato sul viale".

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