Talpa nella Procura di Roma, condannata a 6 anni la praticante avvocata

Camilla Marianera è stata giudicata colpevole in primo grado per corruzione in atti giudiziari: sconterà la pena ai domicialiari: "Vendeva informazioni segrete". 5 anni con rito abbreviato per il suo compagno

Talpa nella Procura di Roma, condannata a 6 anni la praticante avvocata
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Camilla Marianera è stata condannata a 6 anni di reclusione per corruzione in atti giudiziari sulla vicenda della presunta talpa all'interno della Procura di Roma. Alla praticante avvocata 30enne, che si trova in carcere dal 14 febbraio 2023, non sono state concesse le attenuanti generiche anche se era incensurata. I pm dello stesso ufficio giudiziario capitolino, Giulia Guccione e Francesco Cascini, aveva chiesto 6 anni e mezzo di pena. I giudici dell'ottava sezione penale hanno inoltre disposto il passaggio dalla detenzione in carcere agli arresti domiciliari, accogliendo così la richiesta di attenuazione della misura cautelare. Alla lettura del dispositivo la ragazza è scoppiata in lacrime.

Marianera è accusata di avere incassato tangenti in cambio di notizie coperte da segreto istruttorio. Il procuratore aggiunto Paolo Ielo, al termine della sua requisitoria, aveva anche sollecitato inoltre l'invio degli atti per falsa testimonianza in relazione alla deposizione in aula del titolare di uno studio dentistico romano che, secondo l'accusa, avrebbe fornito all'imputata un finto alibi. "Una condotta di solidarietà criminale su cui dovremo indagare - ha detto Ielo - perché la ragazza era in carcere e quindi non può esser stata lei a convincere il teste a dire il falso. Il teste Rosati era palesemente falso e ora chiediamo sia rinviato a giudizio".

Il compagno di Marianera, Jacopo De Vivo, arrestato con lei nel giorno di San Valentino dell'anno scorso, è stato già condannato a 5 anni con rito abbreviato per la stessa accusa (corruzione in atti giudiziari). Secondo quanto ipotizzato dall'accusa i due "erogavano utilità economiche a un pubblico ufficiale allo stato ignoto, appartenente agli uffici giudiziari di Roma e addetto all'ufficio intercettazioni", affinché ponesse in essere atti contrari ai doveri del suo ufficio: ovvero che rivelasse "l'esistenza di procedimenti penali coperti dal segreto, l'esistenza di intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche, atti remunerati mediamente nella misura di 300 euro a richiesta".

Notizie che poi – secondo quanto ricostruito dalla procura – venivano "consegnate" anche a persone vicine al clan Casamonica. Con la sentenza odierna è stata disposta una provvisionale di 15mila euro per le parti civili, presidenza del Consiglio dei ministri e ministero della Giustizia.

Le uniche parole che ha proferito la Marianera sono state quelle rivolte ai genitori: "Ci vediamo a casa", ha detto in lacrime la giovane praticante avvocato che dovrà trascorrere un lungo periodo tra le mura domestiche.

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