Sarà la prima vera decisione sul nodo, anzi "bubbone", urbanistica. Si capirà domani, con la prima sentenza su Torre Milano, se la procura di Milano ha avuto ragione a contrastare con le sue inchieste quello che considera uno sviluppo di palazzi incontrollato e fuorilegge. O se, al contrario, le indagini di questi ultimi due anni - con arresti, cantieri bloccati, famiglie furibonde, uffici comunali a rischio paralisi - non troveranno conferma nel giudizio del tribunale tribunale di Milano.
L'"effetto domino"
La decisione sul caso della torre di via Stresa trascinerà inevitabilmente, in una sorta di "effetto domino", tutte le altre aperte: il fulcro della questione è sempre la "Scia come atto d'obbligo", un'autocertificazione, usata per costruire edifici altissimi e con alta densità abitativa, perché destinati a ospitare tantissime persone. Nel caso di Torre Milano, si è trattato di un edificio di ottanta metri e 24 piani. Qui abita un centinaio di famiglie, tra cui molte che hanno investito tutti i loro risparmi per comprare casa. Una tra le tante persone che vivono nell'incertezza raccontava alla Rai: "Noi abbiamo comprato casa nel 2022, prima delle indagini, abbiamo un mutuo e siamo molto preoccupati". Per i pubblici ministeri che hanno coordinato l'inchiesta del Nucleo Pef della Guardia di Finanza, al posto della Scia sarebbe dovuto essere impiegato un piano attuativo con convenzione urbanistica, che avrebbe preso in considerazione gli annessi servizi - dalle fognature al verde alle strade e i mezzi pubblici- da garantire nell'area.
La pm: "Enorme abuso edilizio"
L'udienza di domani è fissata per l'ultima controreplica di un difensore, per la camera di consiglio e la sentenza. La pubblica accusa è rappresentata da Marina Petruzzella, la pm che ha coordinato la maggior parte delle inchieste sull'urbanistica, compresa quella per corruzione che la scorsa estate ha terremotato Palazzo Marino, con gli arresti dell'ormai ex assessore Giancarlo Tancredi e del numero uno del mattone Manfredi Catella. Lo scorso aprile Petruzzella che ha parlato di "enorme abuso edilizio" realizzato nella "strafottenza" degli imputati, e nella "assoluta assenza di trasparenza e noncuranza dell'interesse pubblico", ha chiesto 8 condanne per i reati di abuso edilizio e lottizzazione abusiva e anche la confisca della Torre, che potrebbe arrivare solo in caso di condanne definitive, ossia confermate dalla Cassazione. Sono stati chiesti 2 anni e 4 mesi di arresto e 50mila euro di ammenda per Giovanni Oggioni, ex direttore dello Sportello unico edilizia del Comune ed ex vicepresidente della Commissione paesaggio, nel marzo 2025 anche arrestato per un altro filone sulla corruzione e imputato in diversi procedimenti. Stesse richieste di condanne per gli imprenditori-costruttori Stefano e Carlo Rusconi.
La difesa: "La richiesta di confisca è un paradosso"
Con la richiesta di confisca il paradosso è completo", spiegava l’avvocato Michele Bencini, legale di Stefano Rusconi, imprenditore e costruttore imputato per la Torre Milano. "Chi sta conducendo le indagini in nome del diritto alla casa e alla lotta alla speculazione – sottolinea – chiede che la casa venga tolta a chi l’ha comprata prima delle indagini, e questo nonostante ancora oggi il Comune rivendichi che il titolo edilizio è stato concesso rispettando le regole". Tra coloro che si sono sentiti "danneggiati" dalla costruzione delle torre, per la perdita di luce e di conseguenza di valore nel suo appartamento, c'è una residente che ha chiesto un risarcimento complessivo di 135mila euro, tra danni patrimoniali e non patrimoniali. La donna è parte civile con l’avvocata Antonella Forloni. "Quando si è trattato di far passare la determina dirigenziale su cui si fonda il rilascio della Scia e la realizzazione dell’intervento – spiega il legale – in Comune nessuno ha avuto paura della firma".
Le altre richieste
La pm ha chiesto, davanti alla giudice della settima penale Paola Braggion, per quei due reati contravvenzionali le pene più alte di 2 anni e 4 mesi di arresto e 50mila euro di ammenda anche per altri due imputati, ossia Franco Zinna, ex dirigente della Direzione Urbanistica milanese, e Gianni Maria Beretta, architetto e progettista.