Otto condanne fino a due anni e quattro mesi di carcere, quasi 330mila totali di ammende e la confisca definitiva della Torre Milano, in cui abitano da cinque anni 160 persone. Sono le pesanti richieste, arrivate ieri, del pm Marina Petruzzella nel processo sul grattacielo di 82 metri sorto in via Stresa. Il procedimento davanti alla Settima sezione penale è alle battute finali ed è il primo che andrà a sentenza, facendo da cartina di tornasole per gli altri casi - quasi fotocopia - aperti sull'urbanistica.
Nella requisitoria terminata dopo oltre sette ore, il pm ha parlato di "strafottenza" degli imputati, di "assoluta assenza di trasparenza e noncuranza dell'interesse pubblico". Così da erigere in via Stresa quella che definisce una "abnorme iniziativa immobiliare", un "enorme abuso" edilizio, realizzato con "macroscopiche illegittimità" a partire dalla "diabolica Scia" usata fuori dalla regole. Dirigenti, funzionari e progettisti "confidavano nell'impunità" per "la pressione esercitata dagli imprenditori sugli uffici del Comune e della Commissione per il paesaggio" e poi "perché mai alcuna autorità giudiziaria aveva fatto anche un minimo controllo sull'urbanistica". Continua il pm: "Tutti hanno agito d'accordo, in sintonia. Tutti sapevano cosa stavano facendo e quello che dispiace è che nessuno di loro ha fatto quello che si doveva fare; gli imprenditori hanno badato solo ai guadagni". Non solo: gli impiegati comunali hanno avuto "grande leggerezza, mostrando disinteresse all'interesse pubblico e alla propria funzione".
Le accuse sono di abuso edilizio e lottizzazione abusiva. In particolare Petruzzella ha chiesto al giudice Paola Braggion la condanna a due anni e quattro mesi e 50mila euro di ammenda per Giovanni Oggioni, ex direttore dello Sportello unico edilizia del Comune ed ex vicepresidente della Commissione paesaggio. Stesse richieste, tra gli altri, per i costruttori Stefano e Carlo Rusconi. La parte civile, una residente della zona rappresentata dall'avvocato Antonella Forloni, ha chiesto un risarcimento di 135mila euro. Sulla confisca del palazzo che potrebbe scattare in caso di condanne definitive il legale di Stefano Rusconi, l'avvocato Michele Bencini, dichiara: "Con la richiesta di oggi il paradosso è completo. Chi sta conducendo le indagini in nome del diritto alla casa e alla lotta alla speculazione chiede che la casa venga tolta a chi l'ha comprata prima delle indagini, e questo nonostante ancora oggi il Comune rivendichi che il titolo edilizio è stato concesso rispettando tutte le regole". Così nell'arringa l'avvocato Federico Papa, difensore di Carlo Rusconi: "C'è un parere dell'Avvocatura comunale del 2002", che dice che il piano attuativo per edifici alti più di 25 metri "non è un obbligo inderogabile". Cosa avrebbe dovuto fare Carlo Rusconi", quando il "mondo intero gli ha detto" per 24 anni che quella norma "non si applica?". E le Famiglie sospese: "Facciamo fatica a vedere della giustizia in questa richiesta di confisca.
Che giustizia ci può essere nell'andare a confiscare una casa di chi ha fatto le cose per bene? Di chi ogni mese paga regolarmente il mutuo? Che giustizia ci può essere nell'andare a confiscare una casa a chi ha investito i risparmi di una vita, fidandosi delle istituzioni e di permessi che lo Stato stesso aveva rilasciato? In tutto questo la politica è silente, muta". Il 29 aprile continueranno gli interventi delle difese.