Nessuna condanna gli restituirà l'agilità dei suoi vent'anni, la metà di vita che gli è stata strappata in un delitto insensato. D'altronde Davide Cavallo non ha mai avuto parole d'odio o di vendetta verso i cinque giovani e feroci assalitori che la notte del 12 ottobre dell'anno scorso lo circondarono vicino corso Como, nel regno delle discoteche e della movida, e lo colpirono senza pietà.
La lesione al midollo spinale lo segnerà per sempre. Ieri ha voluto essere presente in aula, con le sue stampelle, ad ascoltare la condanna agli unici maggiorenni del branco che lo circondò. E prima della sentenza abbraccia entrambi.
Sono condanne che divergono molto dalle richieste del pubblico ministero Andrea Zanoncelli. Alessandro Chiani, figlio di buona famiglia, senza alibi di emarginazione sociale, viene condannato a vent'anni di carcere dal giudice preliminare Alberto Carboni: fu lui a sferrare i colpi, mentre gli altri gli facevano da quinta. Per lui, il pm aveva chiesto dodici anni di carcere. L'altro maggiorenne, Ahmed Atia, si vede invece infliggere solo dieci mesi di carcere, invece dei dodici anni chiesti dall'accusa: il reato di concorso in lesioni gravi scompare, viene condannato solo per omissione di soccorso.
Per il giudice non ebbe un ruolo attivo nell'aggressione, la sua colpa è solo di non essere intervenuto per aiutare Cavallo quando era a terra. Entrambi gli imputati beneficiano dello sconto di un terzo di pena per avere scelto il rito abbreviato, unico modo per limitare i danni davanti a prove che per Chiani si sono rivelate inequivocabili: a partire dai video delle telecamere di sorveglianza.
Gli altri tre imputati, under 18, verranno processati a parte dal Tribunale dei minorenni. La sentenza di ieri chiude comunque, in tempi insolitamente brevi, il primo capitolo dell'inchiesta nata da uno degli episodi più sconcertanti tra i tanti casi di violenza giovanile registrati negli ultimi tempi a Milano e dintorni.
È una vicenda in cui spicca il comportamento straordinario della vittima. Pallido e affaticato, Cavallo ha scelto comunque di schierarsi per la comprensione dei suoi aggressori. Dopo la sentenza, abbandona l'aula senza rilasciare dichiarazioni. Ma a parlare per lui è il suo legale, racconta che Davide «è rimasto stupito dalla pena molto alta inflitta ad Alessandro Chiani», «il suo pensiero è che entrambi gli imputati in futuro possano essere delle persone migliori e si augura che anche Ahmed Atia possa imparare dalla vicenda, dalla carcerazione che ha subito».
«Io non voglio odiare. Un giorno potrei incontrarli, parlare con loro», è l'unica frase che la vittima riserva ieri ai suoi aggressori. Nella lunga lettera che aveva scritto nei mesi scorsi a Repubblica, aveva detto dei cinque imputati: «Sono troppo giovani per non vivere il mondo. E nonostante questo, lo ero anch'io». E ancora: «La cosa più dura di tutte è forse che in tutto ciò, io, per come sono fatto, quella sera, avrei teso loro la mano.
Gli avrei chiesto come andava la serata, che facevano, se avessi potuto veramente aiutarli l'avrei fatto. Perché sono fatto così. E perché sembrano 5 ragazzi come altri, che volevano divertirsi, con cui sarei potuto essere amico».