È un rientro in pompa magna. Dopo aver completato con successo il giro nel lato nascosto della Luna, i quattro astronauti della missione Artemis II stanno per fare il loro rientro sulla Terra previsto intorno alle due di notte, ora italiana, al largo della costa di San Diego, California, con il cosiddetto “splashdown”, ovvero l’impatto con il mare.
Il contatto con l’atmosfera terrestre
Prima dell’ammaraggio sul Pacifico con squadre speciali di sub pronte ad attendere gli astronauti, sono delicate ed emozionanti le fasi di discesa sulla Terra. Il gran finale della celebre missione di 10 giorni inizierà con la separazione della capsula dell’equipaggio di Orion dal suo modulo di servizio, seguita da un rientro infuocato attraverso l’atmosfera terrestre e da un’interruzione delle comunicazioni radio di sei minuti prima che la capsula cadrà con numerosi paracadute in mare aperto.
La velocità di Orion
Una volta nell’atmosfera terrestre Orion “sfreccerà” a circa 25mila miglia orarie (40.235 km/h) con temperature che all’esterno della capsula raggiungeranno 2.760 gradi Celsius. In pratica, una palla di fuoco avvolgerà per sei minuti gli astronauti che rimarranno ovviamente al sicuro dentro la capsula. In quei minuti le comunicazioni radio saranno interrotte a causa del calore esterno.
Oltre alle prestazioni dello scudo termico saranno fondamentali altri fattori tra cui il raggiungimento della precisa traiettoria di discesa e l’angolo di rientro del veicolo spaziale attraverso una serie di impulsi di correzione di rotta dei suoi propulsori di guida a getto. Una volta raggiunta la sommità dell’atmosfera saranno necessari meno di 15 minuti prima che si aprano i due set di paracadute e la capsula atterri in mare.
Il problema dello scudo termico
Non costituisce pericolo ma va sottolineato che lo scudo termico, per stessa ammissione della Nasa, è difettoso: qualora dovesse cedere non c’è un’altra soluzione e dovrà riuscire a resistere per quei sei minuti critici. Infatti, in un test durante il volo prova del 2022 ha subìto un livello inaspettato di surriscaldamento e stress. Di conseguenza, gli ingegneri della Nasa hanno modificato la traiettoria di discesa di Artemis II al fine di ridurre l’accumulo di calore e diminuire il rischio di combustione della capsula.
Lo splashdown sul Pacifico
Arriva la fase conclusiva della missione. Come accennato prima, con questo termine si usa indicare l’ammaraggio di una capsula spaziale o di un veicolo al termine di una missione, ovvero il momento in cui impatta la superficie del mare durante il rientro sulla Terra.
È una tecnica di recupero specifica, alternativa all'atterraggio sulla terraferma. La Nasa ha spiegato, infine, che ci vorrà circa un’altra ora affinché le squadre di recupero mettano in sicurezza Orion, la mettano su una navicella e aiutino gli astronauti a uscire dalla capsula uno alla volta.