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Cronaca internazionale

Ceuta, fischi e insulti verso Sanchez. E i cittadini si organizzano con le barricate nei quartieri e con le guardie

L’exclave si sente abbandonata dal governo di Madrid e non ha accolto bene il premier: c’è chi manda la famiglia fuori dalla città e chi organizza le ronde per la sicurezza delle case

TOPSHOT - Spain's Prime minister Pedro Sanchez walks by the Tarajal border fence between Spain's north Africa's Ceuta enclave and Morocco during a visit to manage one the largest migrant crisis on the country's border as thousands of migrants crossed overnight from Morocco on July 31, 2026. In recent days, a total of around 40,000 migrants have crossed into the territory, a police source said, many swimming around the small border barrier that meets with the Mediterranean sea. The sudden massive influx has sparked an international crisis for Spain's government, drawing criticism from Italy and Finland and prompting France to tighten checks on its border with Spain. (Photo by JORGE GUERRERO / AFP)

La crisi migratoria di Ceuta ha impattato ulteriormente sulla popolarità del premier spagnolo Pedro Sanchez. La postura del governo non è piaciuta gli spagnoli, tanto meno agli abitanti dell’exclave spagnola in Marocco, che si sono sentiti abbandonati dall’amministrazione centrale. E non sono solo i cittadini ad alzare la voce contro il premier e contro il suo esecutivo, perché da Ceuta arrivano le rimostranze anche dei politici locali, dei componenti dell’assemblea che accusano Madrid di aver minimizzato la crisi, di aver annunciato troppo presto la fine dell’emergenza mentre la città autonoma è ancora carica di irregolari. E a dirlo è anche un esponente dello stesso partito del governo, il Psoe.

Gli spagnoli insultano Sanchez

Al suo arrivo a Ceuta ieri mattina, Sanchez è stato duramente contestato dalla popolazione, è stato sommerso dai fischi e si sono alzati anche cori che da qualche tempo accompagnano molte delle sue uscite pubbliche. “Hijo de puta” è uno degli insulti più gravi che gli vengono rivolti, non serve nemmeno una traduzione in italiano, ma il malcontento è alto nel Paese, soprattutto perché i cittadini percepiscono ora l’immigrazione come un pericolo concreto per la propria sicurezza. I cittadini, che non si sentono tutelati, hanno iniziato a fare le barricate nei quartieri, a erigere recinzioni per proteggere le strade dall’invasione. Ci sono gruppi di vigilanza all’ingresso, residenti stessi che fanno entrare solamente i cittadini e le autorità, o soggetti che considerano non pericolosi per la propria incolumità. “È per proteggere le nostre madri e le nostre sorelle”, ha dichiarato un giovanissimo residente di Ceuta, adolescente, mentre montava la guardia insieme a un coetaneo, entrambi “armati” con mazze e catene. E questo è il sentimento comune nell’exclave. Basta leggere i post dei residenti per capire che clima si respira nella città. Un uomo, pubblicando l’immagine di un immigrato che impugna una katana, per giunta sguainata, ha scritto: “Foto scattata a circa 250 metri da casa mia. Ho due figlie (di 3 e 7 anni) che ho praticamente dovuto scortare fino al porto insieme a mia moglie per farle partire tutte e tre per Málaga. Non è solo che in una città di 80mila persone siano entrati 50mila, no, è che vanno per le strade con le katane. Ceuta non merita questo”. E non lo merita nessuna città dell’Europa e dell’Occidente, che ha combattuto per secoli contro i barbari e contro l’inciviltà, che ha conquistato metro dopo metro ogni libertà per la sua società, che ora è gravemente minacciata.

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