Leggi il settimanale

"La Cina sta acquistando scuole pubbliche": l'allarme che scuote il Regno Unito

Nel Regno Unito capitali cinesi acquistano scuole e marchi storici dell’élite britannica, trasformando l’istruzione privata in un mercato sempre più dipendente da Pechino

"La Cina sta acquistando scuole pubbliche": l'allarme che scuote il Regno Unito
00:00 00:00

Cosa sta succedendo nel Regno Unito? Negli ultimi anni oltre 30 scuole indipendenti, o i loro marchi storici, sono finite sotto il controllo di investitori cinesi. Collegiate in difficoltà finanziaria, spesso provate dalla pandemia e da un clima politico sempre più ostile all’istruzione privata, sono diventate occasioni di acquisto a prezzi relativamente bassi. Fondi come KSI Education, sostenuti da capitali legati a Pechino, hanno rilevato istituti in Devon, Worcestershire e Oxford, mentre altri gruppi cinesi hanno seguito la stessa strategia in diverse contee inglesi. L’obiettivo è chiaro: acquisire il prestigio del marchio educativo britannico, investirvi quanto basta per renderlo appetibile sul mercato asiatico e poi sfruttarlo come canale privilegiato verso una clientela internazionale, soprattutto cinese.

Le scuole britanniche nel mirino degli investitori cinesi

La storia è stata raccontata dalla rivista The Spectator. Dopo le acquisizioni arrivano spesso nuovi edifici, centri informatici, laboratori musicali: interventi che rafforzano l’immagine di eccellenza, ma che rispondono soprattutto alle aspettative dei genitori stranieri. In un contesto in cui molte famiglie inglesi non riescono più a permettersi le rette, queste operazioni non appaiono come un’anomalia, bensì come una conseguenza quasi inevitabile della crisi del modello tradizionale delle public school.

Il passaggio di proprietà va infatti di pari passo con una trasformazione profonda della popolazione scolastica. Nelle boarding school più esclusive la percentuale di studenti provenienti dall’estero cresce di anno in anno, con una presenza cinese sempre più dominante. A Harrow, per esempio, quasi un terzo degli alunni arriva da fuori dal Regno Unito, mentre a Roedean la quota sfiora addirittura il 40%.

In alcuni collegi acquistati da capitali cinesi, come Thetford Grammar School, i convittori più grandi sono ormai quasi tutti stranieri. Le scuole non nascondono questa strategia: hanno creato canali di reclutamento dedicati in Cina e a Hong Kong, utilizzano agenti locali e perfino piattaforme come WeChat per facilitare le iscrizioni. Sul fronte interno, però, il malcontento cresce. Molti genitori britannici lamentano che l’esperienza educativa promessa – fatta di immersione culturale, tradizioni condivise e senso di appartenenza – si sia indebolita.

Una tendenza in crescita

A spingere ulteriormente in questa direzione contribuiscono le politiche fiscali: l’introduzione dell’Iva sulle rette e gli aumenti costanti dei costi hanno ridotto drasticamente il numero di famiglie locali in grado di sostenere una scuola privata. Così, mentre il bacino britannico si restringe, quello asiatico appare inesauribile, rafforzando la dipendenza delle scuole da un pubblico e da capitali esterni.

La vera svolta, però, è arrivata con l’espansione diretta delle scuole britanniche in Cina. Oggi gli istituti indipendenti del Regno Unito gestiscono oltre 100 campus all’estero, 44 dei quali sul territorio cinese. Marchi storici come Dulwich, Wellington e Harrow hanno concesso nome e stemma a scuole locali, spesso in joint venture obbligate con partner cinesi e sotto la supervisione di funzionari legati al Partito comunista. Queste operazioni generano profitti enormi, in molti casi superiori a quelli prodotti dalle sedi britanniche, e finiscono per sostenere finanziariamente scuole che in patria faticano a restare a galla.

In Cina non esiste però la stessa autonomia educativa che c'è in Uk: accanto ai programmi occidentali, le scuole devono insegnare la storia e il curriculum nazionale secondo la versione ufficiale e evitare

qualsiasi forma di educazione politica. Alcuni istituti, come Westminster School, hanno rinunciato a progetti multimilionari giudicandoli incompatibili con i propri principi. La maggioranza, però, ha scelto di andare avanti.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica