La produzione accelerata di caccia stealth da parte della Cina sta emergendo come uno dei principali fattori di preoccupazione per la sicurezza degli Stati Uniti e dei loro alleati. Secondo stime convergenti, l’Aeronautica dell’Esercito Popolare di Liberazione (PLAAF) potrebbe arrivare a schierare entro il 2030 fino a 1.300 velivoli di quinta generazione, combinando i J-20 e i futuri J-35. Negli ultimi anni Pechino ha dimostrato una capacità industriale impressionante: solo nel 2025 sarebbero stati immessi in servizio circa 120 nuovi J-20, affiancati da un numero significativo di caccia avanzati non stealth come J-16 e J-10. Questo ritmo produttivo consente alla Cina di ampliare rapidamente la propria flotta da combattimento, trasformando la superiorità aerea in un obiettivo realistico nello scenario dell’Indo-Pacifico.
Caccia a volontà
Per Washington, il problema non è soltanto tecnologico, ma numerico e strutturale: la possibilità che la Cina possa contare su una massa critica di caccia stealth rende più complessa qualsiasi pianificazione basata su un intervento rapido o su un vantaggio qualitativo limitato. Secondo un’analisi di Eurasiantimes, la PLAAF potrebbe disporre entro la fine del decennio di circa 1.000 J-20 operativi, affiancati da alcune centinaia di J-35 terrestri, attualmente in fase di produzione iniziale ma destinati a crescere rapidamente nei volumi.
I dati indicano che la produzione del J-20 è passata da numeri relativamente contenuti nel 2022 a ritmi stabilizzati attorno ai 120 velivoli l’anno, un livello che pochi Paesi al mondo sono in grado di sostenere per piattaforme così avanzate. Il J-35, progettato per condividere sensori, avionica e armamenti derivati dal J-20, consentirebbe inoltre di ampliare la flotta stealth con un caccia più leggero e flessibile, adatto anche a operazioni da basi avanzate.
Questa combinazione rafforza la capacità cinese di saturare le difese avversarie, aumentando la pressione su Stati Uniti, Giappone e Taiwan. Il vero elemento di discontinuità, però, è la continuità industriale: Pechino ha dimostrato di poter trasformare un progetto avanzato in una produzione di massa, riducendo progressivamente il divario che storicamente separava l’industria aeronautica cinese da quella occidentale.
Un problema per gli Usa
L’eventuale raggiungimento della soglia dei 1.300 caccia stealth avrebbe conseguenze profonde sull’equilibrio militare globale. Nel Pacifico occidentale, una forza aerea cinese di queste dimensioni potrebbe limitare la libertà d’azione statunitense, rendendo più vulnerabili le basi avanzate e complicando il dispiegamento di gruppi aeronavali in caso di crisi.
Per gli Stati Uniti, la sfida non consiste solo nell’aumentare la produzione di F-35 o accelerare i programmi di sesta generazione, ma nel ripensare l’intera architettura della deterrenza aerea, puntando su dispersione delle forze, difese integrate e nuove dottrine operative. Allo stesso tempo, la crescita della flotta stealth rafforza la deterrenza cinese e amplia il ventaglio di opzioni militari a disposizione di Pechino, in particolare nello scenario di Taiwan.
In questo contesto, la “profezia” dei 1.
300 caccia non è soltanto una previsione numerica, ma il simbolo di una competizione strategica sempre più dominata dalla capacità industriale e dalla pianificazione di lungo periodo, un terreno su cui gli Stati Uniti sanno di non poter più fare affidamento su un vantaggio automatico.