La sua immagine è diventata uno dei simboli della tragedia di Crans-Montana, eppure Cyane Panine, la ragazza col casco che stringe nelle mani due bottiglie di champagne decorate con delle fontane pirotecniche mentre si trova seduta sulle spalle di un uomo mascherato, non doveva trovarsi lì la notte di Capodanno.
Le scintille prodotte da quella fontana, finite sul basso soffitto rivestito da un materiale fonoassorbente particolarmente infiammabile, sarebbero la causa del tremendo rogo che si è sviluppato nel giro di pochi minuti e ha provocato ben 40 morti e 116 feriti. E tra le vittime c'è anche lei, una giovane ragazza di 24 anni dai capelli biondi che lavorava come cameriera al Le Constellation, e i cui funerali si sono svolti il 10 gennaio nel comune francese di Sète.
I dubbi sull'identità della ragazza e sulla sua sorte si sono dissipati qualche giorno fa grazie alle informazioni e alle foto circolate sui social media. Stando a quanto riferito dal quotidiano Tages-Anzeiger, venuto in possesso dell'interrogatorio dei due proprietari del locale di Crans-Montana, Cyane è stata riconosciuta anche da Jacques e Jessica Moretti, che hanno spiegato di aver instaurato uno stretto legame con la 24enne.
L'uomo ha raccontato di aver trovato la giovane dipendente tra le vittime che si erano accalcate dietro la porta di emergenza, colpevolmente chiusa a chiave, nella speranza di poter trovare una via di fuga da quell'inferno. Ogni tentativo di soccorso si sarebbe rivelato purtroppo inutile. "Abbiamo cercato di rianimarla per oltre un'ora, finché i soccorsi non ci hanno detto che era troppo tardi", ha dichiarato agli inquirenti Jacques Moretti. "Era come una nuora per noi, come una sorellina. Ha trascorso il Natale con noi. Sono devastata", ha ricordato la moglie di quest'ultimo, titolare del bar del locale Le Constellation.
I familiari della giovane vittima sono pronti a dar battaglia, dal momento che Cyane non si doveva neppure trovare nel seminterrato quella sera. A rivelarlo è Sophie Haenni, il legale che tutela i loro interessi."La sera del 31 dicembre il suo ruolo al piano terra era quello di accogliere e far accomodare i clienti", racconta infatti l'avvocato a Blick,"non era previsto che lavorasse al bar, Jessica Moretti le chiese di scendere in cantina per aiutare i colleghi a causa dell'elevato numero di bottiglie ordinate".
Per quanto riguarda le presunte responsabilità della ragazza nella tragedia, invece, si attende la conclusione delle perizie: "È altamente probabile che l'incendio sia stato causato dalla moltitudine di bengala accesi simultaneamente nello stesso luogo. L'indagine dovrà tuttavia accertarlo". Ciò detto, comunque, il legale insiste sulle responsabilità dei proprietari: "In ogni caso, la morte di 40 persone avrebbero potuto essere evitati se fossero state rispettate le norme di sicurezza e fossero state effettuate ispezioni adeguate".
I due titolari, inoltre, non avevano mai informato i dipendenti circa i rischi: "Cyane non è mai stata informata del pericolo rappresentato dal rivestimento del soffitto e non ha ricevuto alcuna formazione sulla sicurezza", conclude l'avvocato, "è senza dubbio una vittima. Se fossero state rispettate le norme antincendio, semplicemente non ci sarebbe stato un incendio".